GREEN ECONOMY

I distretti del cibo

20/02/2020
di Francesco Chiappetta

Sentieri digitali il 17 novembre del 2017 ha pubblicato un articolo intitolato “green economy: innovazione tecnologica, cibo e territorio”. Successivamente, il 17 gennaio del 2018 è stato pubblicato un altro articolo dal seguente titolo: “parliamo di tutela del made in Italy e distretto del cibo”. In quel periodo doveva uscire un bando relativo ai distretti del cibo indetto poi in data 17 febbraio 2020 avente l’obiettivo, stando al contenuto, di finanziare i contratti di distretto del cibo prevedendo una procedura di valutazione di tipo comparativo.
 
Immancabile l’aspetto burocratico prima di poter prendere parte al finanziamento in quanto vi sono due schede preliminari da compilare: una per l’ accesso al contratto del cibo ed una seconda scheda relativa al programma del contratto di distretto del cibo; vi è una terza scheda sul progetto del soggetto beneficiario; una quarta sulla disponibilità degli immobili; una quinta sulla dichiarazione tecnica in merito alla cantierabilità; una sesta sull’autocertificazione e soggetto beneficiario ed ancora un allegato che riguarda le spese ammissibili.
 
I distretti che possono partecipare nel nostro Paese sono diversi. Per quanto riguarda il Lazio abbiamo notato che vi è il distretto dei Monti Cimini che comprende 25 comuni a partire da- andando in ordine alfabetico- Bassano in Teverina a Vitorchiano. I propositi sono sempre molto buoni ma purtroppo il più delle volte non vengono portati a termine.
 
Guardando in maniera non approfondita, si è preso atto che il territorio e l’aspetto demografico sono elementi particolarmente interessanti. Nel progetto bisognerebbe tenere presente quali sono gli obiettivi, inventarsi una strategia del distretto per arrivare alla conclusione di creare un modello che possa essere sfidante e nello stesso tempo essere d’esempio al resto del territorio. Sentieri digitali aveva trattato la tematica nei due numeri citati parlando di un trattore in movimento. Ciò stava a dimostrare la laboriosità del popolo del viterbese e il rispetto della terra. La stessa cosa è stata sottolineata nel secondo numero, dove si è cercato di mettere in luce che la terra sarà sempre un punto forte del mondo dell’agricoltura.
 
I distretti del cibo agroalimentare sono la forma innovativa dei distretti in questo campo che il legislatore ha proposto con la legge di bilancio nel 2018. Dunque, non sono l’ultima generazione di quella grande famiglia di distretti che si sono diffusi nell’ultimo ventennio ma sono stati posti per rinnovare le finalità, allineandole con i nuovi distretti della PAC, di Cork 2.0 e delle politiche per l’ambiente e il cambiamento climatico. I distretti rurali nascono come uno strumento di politiche di economia, finalizzato all’organizzazione e promozione dei sistemi produttivi agricoli e agroalimentari locali e, allo stesso tempo, per favorire lo sviluppo delle comunità delle aree rurali la cui identità storica e culturale diventano tratti distintivi ed elementi da valorizzare unitamente allo specifico paniere di prodotti tipici e a denominazione.
 
Pur nell’articolata varietà di modelli che le regioni hanno adottato, tali distretti operano per mezzo dello sviluppo di programmazioni integrate del territorio distrettuale che vedono coinvolte in modo sinergico le iniziative sia private che pubbliche. Pertanto, il distretto è da considerarsi anche metodo di governance dei sistemi rurali, basato sul partenariato pubblico e privato locale e sulla governance multilivello.
 
Oggi i distretti nel Lazio sono 8: tre rurali di Valle dei Latini, Montagna Reatina e i Monti Cimini; I due agroalimentari dell’ortofrutta nel territorio dell’agro pontino e tre biologici etrusco-romano: Valle di Comino e via Amerina e delle Forre. Sono tutti iscritti nel registro nazionale pubblicato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF).

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