GREEN ECONOMY

Il Valore verde

24/04/2017
di Redazione

Il 22 Aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Terra. Dalla sua prima celebrazione nel 1970, l’Earth Day è un’occasione per riflettere collettivamente sulle principali sfide di sostenibilità ambientale e su come fronteggiare i maggiori rischi connessi ai cambiamenti climatici: dalla riforestazione alla necessità di accelerare l’adattamento dei contesti urbani a fondamentali requisiti di efficienza energetica per un futuro più “verde”. 

Prendendo in considerazione la strategia EU 2020 per la Biodiversità, una delle modalità di raggiungimento degli obiettivi è lo sviluppo di infrastrutture verdi. La realizzazione di aree con caratteristiche ambientali in grado di fornire un insieme di servizi eco-sistemici favorisce la biodiversità, valorizzando il capitale naturale, supportando la green economy e migliorando la qualità della vita di tutti gli individui.

Nel contesto urbano, la presenza del verde, e in particolare della flora arborea, agisce positivamente sulla salute degli individui che lo abitano, filtrando le sostanze inquinanti per l’aria. In Italia sono stati effettuati numerosi studi sulle capacità da parte delle specie arboree urbane di ridurre ozono e particolato nell’aria. Si indagano le evidenze della possibilità di ridurre l’inquinamento atmosferico da PM10, o materia particolata, anidride solforosa, ozono, monossido di carbonio e ossidi di azoto.

A livello europeo, esistono classificazioni delle principali specie arboree presenti nelle città, basate su criteri di efficienza nel consumo di acqua da parte della pianta, capacità d’ombreggiatura, efficacia nella rimozione del particolato, potenziale di emissione di composti organici volatili (VOCs), come isoprene e monoterpene, e allergenicità, legata alla durata, intensità  e tossicità dell’emissione di pollini. Tra le specie con più elevata capacità di rimozione delle particelle inquinanti vi sono l’abete rosso (Picea abies), il pino (Pinus), il salice (Salix), il platano (Platanus), il frassino (Fraxinus), il tiglio (Tilia). Le querce decidue e i pioppi risultano avere il potenziale di emissione più alto. Le betulacee sono, invece, ai primi posti per diffusione di pollini allergenici.

Nella scelta di specie idonee ad aree fortemente soggette ad inquinamento atmosferico, non pesa soltanto la capacità della specie arborea di intervenire sui livelli di inquinamento, ma anche quella di resistere a condizioni ambientali non favorevoli (stress tolerance). Il pino, molto diffuso alle nostre latitudini, spicca proprio per questa caratteristica e per le sue elevate possibilità di resistere alla mancanza d’acqua.

La riduzione dell’inquinamento da parte delle piante avviene attraverso meccanismi come la deposizione sulla superficie delle piante e l’assorbimento attraverso i piccolissimi pori sulla superficie delle foglie, gli stomi. Le capacità sono legate alle caratteristiche della chioma e della superficie delle foglie. Gli effetti sulla qualità dell’aria sono anche legati alla permanenza delle foglie sull’albero durante l’anno, in relazione ai picchi di diffusione di particolato o gas inquinanti nelle diverse stagioni.

E’ interessante riflettere sul ruolo che la tecnologia potrebbe svolgere nell’ambito delle infrastrutture verdi. I dispositivi e le tecniche di monitoraggio e aggregazione dei dati in tempo reale possono fornire strumenti utili e sempre più accurati per la raccolta ed elaborazione dei dati ambientali. La condivisione e comunicazione efficace dei dati raccolti potrebbero, inoltre, stimolare forme collaborative di conoscenza e partecipazione alla vita e ai servizi di queste infrastrutture naturali, da parte della comunità umana per accrescere la consapevolezza, il rispetto e la valorizzazione del capitale verde.


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