TURISMO

Raccontare il territorio attraverso il vino: il punto di vista di un assaggiatore

18/04/2017
di Francesco Chiappetta

Parlare del vino è interessante, ma al contempo è anche complicato, per farlo bisogna conoscere il territorio, le sue origini, gli usi, i costumi, le tradizione, e non solo...

Certamente un ruolo importante può essere quello dell’assaggiatore. Un assaggiatore non è propriamente un sommelier, ma è una figura anch’essa riconosciuta come professionale ma diversa. Certamente è una figura che riconosce le proprietà fisiche ed organolettiche del vino che può fornire sapienti consigli qualitativi e tecnici all’interno della filiera del vino.

Il vino è una risorsa che è essenziale per valorizzare un territorio, una leva turistica indispensabile. Per finalità turistiche, ad esempio, si può far leva sulle caratteristiche del vino di un particolare area geografica, associarvi quali sono le peculiarità a livello enogastronomico, legarle ad un racconto territoriale che coinvolga anche la presenza di beni ambientali e culturali. Anch’essi dovrebbero porsi come risorsa da porre all’attenzione su scale regionale, nazionale ed internazionale, facendo emergere delle sinergie con gli elementi enogastronomici, tra cui il vino appunto, facendo leva anche in termini sia innovativi che competitivi. Di quale zona parliamo? Quanti comuni sono interessati, quale è la superficie totale, il perimetro che delimita la zona? Le caratteristiche morfologiche? Da quanto tempo un vitigno è presente? Avendo una consapevolezza di tutto ciò, poi si può fare promozione turistica con eventi e manifestazioni, campagne di comunicazione, sponsorizzazione e media plan a comporre stretegie di marketing territoriale: un piano strategico è indispensabile, in questo non dobbiamo mai trascurare l’analisi di quali siano i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce, come prevede un’analisi SWOT fatta a regola d’arte.

Ecco perchè, per chi comunica il vino, servono controlli precisi sulle fonti, sulla selezione dei contenuti, al fine di comprendere il mercato, come nel caso dei vitigni, con studi basati anche sulla genetica molecolare, per dimostrare eventuali origini e parentele. La comunicazione deve essere prima di tutto utile, come dicono gli amici dell’ONAV. La comunicazione del vino parte da lontano da Sante Lancerio e Luigi Veronelli, che ha portato il vino in televisione e ha redatto innumerevoli guide dei vini legate alla valorizzazione del territorio. Poi vi è stato Mario Soldati, che faceva quello che oggi chiamiamo storytelling e attraverso il vino e il cibo ha fatto conoscere l’Italia agli italiani. Loro sono ottimi esempi per comprendere delle modalità efficaci di valorizzare un territorio mediante il vino.

Dal punto di vista dell’innovazione tecnologica nella produzione e anche nella comunicazione del vino ci sono stati molti cambiamenti rispetto al passato sia per l’utilizzo di macchinari eccellenti, per le cantine innovative e per le tecniche agronome legate al vigneto. In ambito comunicazione si deve attingere alle rete, ai nuovi media digitali, ai social network e alle community di settore e non. Si possono trovare una miriade di touchpoint per dare evidenza e ottenere ritorni dai propri racconti. Molti sono i progetti sperimentali che provano ad inserire la realtà virtuale e la realtà aumentata per fornire servizi a valore aggiunto nella fruizione turistica e nel marketing territoriale.

Certamente nel valorizzare un vino e un luogo geografico tipico, anche le figure dell'enologo e dell'assaggiatore sono importanti. Il ruolo dell’assaggiatore per la degustazione, l’assaggio e la visita in cantina, rimane sempre da non strascurare; il racconto del vignaiolo che ha prodotto l’etichetta o la scala semantica senza valutazione dei vini che talvolta valuta un vino eccellente e altre volte insufficiente, sono temi su cui dibattere. La valutazione di un vino non è semplice. Si parla d’intensità positiva legata all’insieme degli odori qualitativi percepiti da olfatto e gusto. Importante è anche la valutazione visiva: limpidezza, tonalità e intensità. Per la parte olfattiva si parla di franchezza, intensità, finezza e armonia; la valutazione gustativa,  vede il rapporto gusto/olfatto, retrogusto e persistenza. Molto altro ancora emergerebbe, qui è emersa un po’ della mia natura di assaggiatore e qui mi fermo. Mi era stato sollecitato un articolo sul vino e seppur in ritardo è arrivato: queste le conclusioni e le considerazioni di un modesto assaggio.


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