POLITICA

Guardiamo la Cina

18/02/2020
di Francesco Chiappetta

Anche questa settimana domina la scena il coronavirus a livello mondiale. Mai come adesso vale lo slogan “la Cina è vicina e domani è un altro giorno”. I dati che vengono da Pechino non sembrano affidabili per un’infinità di motivi sui quali i mass media si sono soffermati abbastanza in questi giorni. Speriamo che riescono a dominare la situazione nei Paesi africani in quanto la carenza sanitaria non è certamente all’avanguardia e pertanto le preoccupazioni sono fondate. Le imprese italiane in affari con le imprese cinesi si trovano a dover fare delle scelte con risvolti gravi e con inevitabili impatti economici e di rischi per la salute dei lavoratori.
 
Un altro punto che ha sorpreso molti riguarda l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi banca. La banca guidata da Carlo Messina ha lanciato un’offerta pubblica di scambio volontario sulla totalità delle azioni di Ubi banca: per ogni dieci azioni di Ubi banca portate in adesione all’offerta, saranno corrisposte 17 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo di una nuova emissione, valorizzando quindi Ubi di 4,86 miliardi di euro. La cifra corrisponde ad un premio del 27,6% sui valori di borsa di venerdì 14 febbraio pari a 3,3333 euro. Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo sottoporrà all’assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile, la proposta di aumento di capitale a servizio dell’offerta.
 
La situazione bancaria ed assicurativa è sotto pressione in quanto le nuove tecnologie che investono in banche e assicurazioni stanno subendo una trasformazione epocale e quindi servono investimenti massicci affinché il cambiamento possa trovare la sua strategia. L’argomento vale sia per banche, come già detto, che per il mondo assicurativo.
 
In Italia la politica non trova pace e quotidianamente vi sono dei giochi di tennis o meglio di un “ping pong” sulle responsabilità. Renzi sei mesi fa ha dato vita al Conte bis e, purtroppo, non è stato sufficiente ma tutti recitano il solito refrain: “con tutto quello che c’è da fare, sarebbe opportuno lavorare per tutti i problemi che incombono sul nostro paese”. È un mantra che si ripete quotidianamente. Vi sono delle visioni divergenti sia per la politica economica e sia per la parte relativa allo sblocco delle opere pubbliche per cui sembra ci siano le coperture. Taluni sostengono al governo che non bisogna percorrere gli argomenti che dividono ma quelli che convergono. Ma probabilmente si converge su cose che viaggiano nel nulla.
 
Certamente una delle cose importanti riguarda lo sblocco delle infrastrutture ma non riescono a trovare una via. Non è possibile che a livello internazionale debbano prendere atto, leggendo la stampa italiana, che il governo rimane sempre e comunque in bilico. Siamo dinanzi, almeno secondo il Correre della sera, a “riformare i riformisti che non riformano” in quanto manca l’accordo politico.
Oggi si parla invece di governi sovrani, populisti, comunisti, fascisti, tutte parole che hanno avuto e, probabilmente hanno ancora, un senso ma sono senza dubbio superati. Il governo fa delle enunciazioni con l’agenda 2023 ma purtroppo mancano coperture, strategie e concretizzazione. Il Presidente del Consiglio Conte viene attaccato anche perché la Presidenza del Consiglio dei ministri ha comprato 26.800 cialde: non tanto per la spesa quanto per i troppi caffè che in molti pensano possano fare male.
 
Infine, vi è la storia dell’ex ministro dell’interno Salvini. Va sottolineato che governo, sostantivo maschile, vuol dire conduzione, direzione, guida: la conduzione politica e amministrativa di uno Stato ed in particolare l’esercizio del potere esecutivo e l’organismo istituzionale che lo esercita. È bene ricordare che in Italia è il Consiglio dei ministri con a capo il Presidente del consiglio ad assumere la guida del governo del paese, ciò vuol dire che il governo dovrebbe essere visto come una istituzione di tipo monolitico con responsabile il presidente del Consiglio dei ministri. Si parla di sequestro di persona. Ricordiamo che si era abituati a sequestri di persone nella bellissima Barbagia. Tutto questo sempre nella massima riservatezza in quanto non era chiaro chi era il sequestratore. Il caso Salvini, noto come “caso Gregoretti”, è un caso non come quello della Barbagia, in quanto tutti i membri del governo ascoltavano quotidianamente. Penso anche ai giovani che studiano giurisprudenza e che dovrebbero essere indirizzati sulla strada giusta sul piano del contenuto e sul piano interpretativo del Codice penale a partire dall’art. 605.
 
Tutto questo senza entrare minimamente nella sfera politica ma cercando di fare una fotografia di quanto sta accadendo al fine di mettere in moto la macchina di ognuno di noi che, tramite Google, ha la possibilità di fare dei riscontri e capire di cosa si parla e di ciò che può essere vero oppure solo ed esclusivamente un qualcosa che ricada nella sfera del potere politico.

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