POLITICA

Un Europa digitale

14/05/2019
di Francesco Chiappetta

Il Sole 24 ORE del 9 aprile 1993 mi ha intervistato nel settore delle telecomunicazioni ed in tale occasione ho avuto modo di dichiarare un pensiero evolutivo che andava verso il digitale. Il titolo del Sole 24 ORE era il seguente: “Una rete telematica per l’Europa”.
 
Dopo diversi anni l’idea progettuale si è verificata. Oggi parliamo tra l’altro sul concetto di identità. Il nostro Paese, l’Europa e perché no anche il resto del mondo stanno facendo in alcuni momenti “chiacchiere da bar” parlando senza dire nulla del mondo che cambia.
 
La verità è sotto gli occhi di tutti, il mondo sta cambiando e non sta a noi se definirlo bene o male. L’Europa sta decidendo su molti temi importanti, mentre relativamente ad altri argomenti non si accorgono neanche del cambiamento o fanno finta di non accorgersene. Ad esempio, 18 milioni di italiani, circa il 62%, nella specie dei correntisti, sono persone che utilizzano internet per effettuare prelievi o meno con la propria banca e sono persone comprese nella fascia fra i 55 agli 80 anni e corrispondono al 35-38% delle persone che interagiscono con la banca tramite web. Le nuove normative riguardano proprio i cambiamenti digitali e sono contenute nella direttiva “Psd2” riguardante le nuove regole di pagamenti cui tutte le banche dovranno adeguarsi entro il 14 settembre.
 
Le nuove norme prevedono una doppia identificazione dell’utente per operazioni online. Tutto ciò comporterà la scomparsa dal mercato dei cosiddetti token, le chiavette di plastica, ma anche delle password card. Oggi tecnicamente e tecnologicamente si adoperano sms ed in alcuni casi le app per autenticarsi. Mentre il Paese continua a schierarsi tra Guelfi e Ghibellini, sovranisti e populisti, molti altri legiferano e vanno verso il cambiamento.
 
I mutamenti hanno quasi sempre avuto delle conseguenze di tipo strutturale e tra questi rientra anche la globalizzazione neoliberista, il turbocapitalismo finanziario, la quarta rivoluzione industriale nota come 4.0 ed in particolare il ruolo dei Competence Cetre e dei Digital Innovation Hub promossi dalla Commissione europea e diretti dalla DG Connect.
 
Il ruolo dei social network è ormai un mezzo/strumento di comunicazione e relazione accessibile e con effetti veramente importanti che modificano tra l’altro anche l nostro fare e pochi percepiscono queste condizioni di mutamento. I sovranisti e populisti hanno fatto e fanno un uso crescente di questa nuova leva ed opportunità per la loro opera di proselitismo, che funge per il consolidamento delle loro audience sia per mezzo dei canali di informazione tradizionale ma anche di tesi semplificatorie di narrazioni non documentabili o prive di adeguate documentazioni, di informazioni parziali.
 
Oggi, in effetti, viviamo l’era digitale e quindi non servono apparati complessi di propaganda, le tecnologie infotelematiche offrono ampie possibilità di conseguire risultati analoghi o forse superiori rispetto a quelli avuti nel recente passato e avere maggiore consenso. Le posizioni di populisti e sovranisti in alcuni casi convergono specialmente quando si parla di democrazia diretta sostenendo che spetta al popolo esercitare il potere senza alcuna forma di rappresentanza e di intermediazione. Sono divenuti promotori di una guerra di identità imperniata non solo sull’appartenenza ad una determinata comunità nazionale, ma anche su un insieme di tradizioni etnico religiose e di consuetudini autoctone, riportate in auge e opportunamente reiterate. Ciò al fine di farne delle risorse fondamentali di cui assumere la tutela nei riguardi di minacce sociali e culturali esterne, date per certe e assodate.
 
 
Sempre in questi giorni, per atti legali o non legali, abbiamo visto che un alto prelato, cardinal Krajewski, che ama farsi chiamare Don Corrado, sembra che giri di notte con un pullmino per assistere i poveri. Ma fa ancora di più l’elemosiniere del Papa: entra in un tombino in via Santa Croce in Gerusalemme dove vi è un palazzo ex INPDAI che è occupato da 450 abusivi dal 2013, i quali hanno un debito con il gestore dell’elettricità di 300mila euro da pagare. Il prelato probabilmente non conosce il diritto privato, il diritto civile ed anche alcuni aspetti del diritto penale. Non a caso vi sono delle leggi che regolano i servizi pubblici, per citarne una la Legge 47 del 1985, dove vi è un articolo che riguarda la gestione dei servizi pubblici. Tuttavia, in questo caso vi è l’aggravante che il palazzo appartiene ad un proprietario ben definito e che altri lo hanno occupato abusivamente. Il cardinale si è giustificato non a caso dicendo “non l’ho fatto  perché sono ubriaco” ed ha ragione, perché se fosse stato ubriaco sarebbe stato compreso da tutti in quanto un sacerdote che ha delle responsabilità deve invitare il popolo alla preghiera, sempre che uno ci creda, e nello stesso tempo cercare nei limiti del possibile di agire con tutte le forze per aiutare i più deboli, per esempio mettendo la mano in tasca e tirando fuori 300 mila euro e pagando il fitto del palazzo per 450 persone senza dirlo a nessuno, proprio in virtù del ruolo di elemosiniere del Papa, ma facendo tutto come siamo in tanti abituati a fare, ovvero in silenzio anche perché compiere atti illegali da parte di un sacerdote è un peccato doppio rispetto a un laico. Secondo il Cardinale, che mostra di non conoscere le norme, uno di quei 450 non era in grado di scendere nel tombino ed accendere la luce? Perché non l’ha fatto?
 
Secondo noi, pur essendo responsabile di occupazione abusiva di un appartamento, ha inteso mostrare responsabilità nel non continuare a infrangere le cosiddette norme. Il cardinale in questione, detto Don Corrado, se crede possiamo aiutarlo noi a fargli capire, nei limiti del possibile i contenuti dei 10 Comandamenti e i concetti del bene, del male e del bisogno.

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