EUROPA

Un'Europa a scarto ridotto

11/12/2018
di Francesco Chiappetta

In questi giorni stiamo vivendo delle situazioni veramente particolari. Vediamo un’Europa che risponde poco alle esigenze dei Paesi membri e fino a qui nulla di male. La May in Inghilterra rischia di fare una brutta figura, in quanto, a testa bassa è andata avanti non infomrando i suoi concittadini della vera posizione europea nei confronti del suo Paese. Chi non sorride è anche Macron che ha manifestato una incapcità totale, dichiarandolo ufficialmente al suo Paese. Dopo la grande manifestazione dei gillet gialli a voce alta sono state chieste le sue dimissioni. Non si è dimesso ma ha fatto di peggio, in quanto pur di rimanere ha dato risposta favorevole a tutte le richieste. A questo punto Salvini scalpita e se la prende con l’Europa, come può la Francia continuare ad indebitarsi in maniera pesante e non succede nulla, mentre invece l’Italia con piccoli decimali è minacciata dall’Europa quotidianamente. Anche se in questi giorni si è avuta la netta sensazioni che tra l’Europa ed il nostro Paese sia ritornato a splendere il sole anche se è dicembre.

Parliamo di innovazione digitale: ogni giorno alcuni quotidiani mettono in luce il ruolo del nostro Paese che è fortemente digitalizzato. Poi interviene l’Unione Europea che ha sviluppato il DESI (Digital Economy and Society Index), indice costruito su 5 aree tematiche con più di 30 indicatori utili per valutare lo stato di agenda digitale dei Paese dell’UE. L’Italia su 28 paesi è bene al 25° posto. Quindi meno chiacchiere più fatti e cerchiamo di innovarci.

Mi sono molto sospreso nell’ascoltare Radio24, ci sono alcuni conduttori che apparentemente invitano il  pubblico o gli ascoltatori ad intervenire, durante la conversazione se è in contrasto con la posizione dei conduttori, cade la linea o si interrompono in maniera poco educata soffocando l’intervento. Un’altra cosiderazione che parte dalla mattina presto con rubriche non bene identificate, ma ognuno commenta leggendo il giornale sui contenuti dello stesso. Senza sapere che la televisione sia Rai che Mediaset fa un’ottima ressegna stampa a partire dalle 5.30 del mattino, pertanto è un ripetersi di notizie lette, sentite e già vecchie. Forse sarebbe opportuno creare un palinsesto che possa interessare le varie fasce di pubblico che ascoltano la radio. Normalmente si sente dire: “chi vince le lezioni non è detto che debba comandare sul Paese, ma magari sentire gli umori degli altri”. La stessa cosa vale per l’emittente radiofonica. E debbono cercare di essere coerenti nel rappresentare il proprio pensiero come spesso fanno, non in maniera autoritaria, ma probabilmente in maniera sommessa dicendo cosa pensano. Questo moralmente non vuol dire che è condiviso da chi ascolta.

Diversi anni fa un politico disse: “chi vince le elezioni e governa anche con un voto solo in più, rappresenta la democrazia e quindi faccio quello che voglio”. Nel medio termine si è verificato che molti di questi non ci sono più.

Un’ultima considerazione riguarda gli autorevoli giornalisti che da 30 anni sono in primi fila raccontandoci delle verità con tutti programmi e per tutte le stagioni. Bisognerebbe chiamare dei giovani che sentono meglio il mutemento del Paese e della società, facendo capire a quelli che scrivono da 30 anni che qualcosa è cambiato e probabilmente non se ne sono accorti.

In Francia, per concludere, considerando i salari dal 2000 al 2017 si è avuto un +6000 euro, la Germania + 500000, l’Italia +400 euro, dati Censis “molto caldi” o “molto freddi”, in sostanza dell’altro ieri.

Una notizia preoccupante che è stata divulgata in questi giorni: ben 181000 imprese sono a rischio, bisogna intervenire in maniera immediata da parte del governo. Non è importante tanto il reddito di cittadinanza ma piuttosto bisogna cercare di aiutare le imprese, invitando i giovani a fare delle esperienze presso le stesse, con l’aiuto da parte del governo affinché i giovani possano apprendere. La soluzione non è dare loro un reddito minimo di garanzia e lasciarli seduti su una sedia con le loro preoccupazioni perchè senza lavoro. Qualcuno così si è disabituato a pensare a lavorare, al come lavorare e come inserirsi nel mondo del lavoro. Sono tutte cose che non si possono risolvere con una “bacchetta magica” o mostrando la faccia, facendo capire di esserne convinti della bontà ma senza un riferimento di esperienza già collaudata.

Con Sentieri Digitali abbiamo sempre detto che serve una parola magica: più formazione! E non deve essere ad appannaggio di organizzazioni consolidate, ma probabilmente anche di entità giuridicamente costituite ma che hanno da dire qualcosa di nuovo e di qualificato.


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