POLITICA

Conte Bis

10/09/2019
di Francesco Chiappetta

Molta gente che si precipita a dare giudizi, il più delle volte viene smentita. Il caso del Professor Conte ne è un esempio a partire dal fatto che: è un professore, non ha esperienza, non è impegnato politicamente. È un po’ il “Signor sconosciuto”. Tutto questo ritornello è durato per molto tempo ma ad un certo punto il vento è cambiato. Cosa succede: Conte è uno statista, Conte è l’uomo dell’Europa, Conte è l’uomo della mediazione, Conte è l’uomo forte. Ma di chi parliamo: Conte 1 o Conte 2? Oppure scopriamo che è la stessa persona.
 
Nella formazione di un governo come quello attuale, di cui la maggioranza del Paese non conosce quasi né il nome e né il cognome dei componenti, sono le cosiddette “seconde linee dei vari movimenti o partiti politici”.
 
È un po’ come la nazionale italiana che siamo abituati a vedere in campo: giocatori collaudati e che tutto a un tratto vengono cambiati. Tutti. Tutti gli 11 giocatori comprese le riserve di cui i non addetti ai lavori ignorano l’esistenza. In questi casi non conviene pensare se la squadra con giocatori non noti vince o non vince. I vari bookmaker fanno affari in questo caso solo per la scarsa conoscenza dei soggetti in campo. Nel governo invece bisogna stare a braccia conserte, da parte del Paese, ed aspettare la fine della partita o della gestione governativa per poter dire che questi sconosciuti hanno fatto bene o hanno fatto male. D’altro canto, il popolo italiano è prevalentemente distruttivo, poco propositivo ma quando non sa che dire, adopera due termini: sei un fascista oppure non fai l’innovazione. In questo caso siamo dinanzi ad una vera e propria rivoluzione copernicana.
“I giocatori” fisicamente si presentano bene, non sappiamo se sono coesi tra di loro se sono ben allenati, se abbiamo un uomo di sfondamento che fa goal e quindi un leader della squadra, insomma siamo in attesa. Chi è che ha degli indicatori che non abbiamo noi? L’Europa è contenta, gli uomini di banche e finanza annuiscono, gli uomini che contano sono positivi ma il dramma è che nessuno ci dice perché e con quale criterio si esprimono. In alcuni casi viene in mente il ruolo del professore e dell’allievo, quando non si sa come giudicare un candidato, per fortuna poche volte, si sente dire “ha diverse potenzialità ma non si sa esprimere” - anche per non mortificare il giovane e mandarlo in depressione.
 
Cosa fare? Il primo invito va alla stampa, ovvero mettersi in una posizione di attesa e senza fare tifo per la squadra di casa o per l’ospitante; secondo, tutti i mass media in generale devono fare un mestiere con serietà e senza essere di parte che priva normalmente il lettore di leggere il quotidiano, in quanto il film sa già come va a finire. Anche quest’ultima ipotesi serve a tutta la stampa per fare un passo indietro ed esercitare con sacrificio, silenzio, meditazione e riflessione tentando di presentarsi come la squadra di serie B che ha però dei giocatori validi. Bisogna vederli in campo.
 
Le firme che noi leggiamo o che vediamo in televisione sono normalmente persone e li abbiamo visti con i pantaloni corti e adesso camminano con l’ausilio di un bastone. Da ciò si evince che il cambiamento è un termine abusato che vale per gli altri ma non per sé stessi.

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