SOCIALE

Covid-19 e il digitale

21/04/2020
di Francesco Chiappetta

Ormai da qualche tempo chiusi in casa frequentemente guardiamo la televisione, ascoltiamo la radio e utilizziamo il nostro computer, il tablet o il cellulare. Ma non tutti abbiamo queste possibilità, considerando che milioni dei nostri cittadini vivono in povertà.
 
La scoperta di questi giorni sembra essere quella di internet. Stare in casa non c’è dubbio, almeno per molti, è un sacrificio e questo sacrificio viene appesantito ascoltando i mezzi di comunicazione che iniziano con la consueta attività politica dalle ore 7 alle ore 24 e la maggior parte delle volte non ascoltiamo dei contributi. Il motivo, pur vivendo un momento difficile come questo, emerge costantemente da parte dei politici che tentano di difendere la propria posizione parlamentare o governativa e sembra siano costantemente in campagna elettorale. Ciò che vediamo in televisione si definisce come un dibattito ma in effetti si tratta di due posizioni che vengono spesso espresse dai vari rappresentanti in modo eguale e quasi stancante. Il digitale certamente è un ottimo strumento ma bisogna sapere come lo si intende utilizzare, quali obiettivi si possono perseguire perché non basta recitare espressioni come “ce la possiamo fare”. Il governo in questi giorni ha concentrato le proprie forze al rinnovo delle cariche pubbliche delle società leader del nostro paese. Nel passato si è parlato di lottizzazione, un termine poco gradito, ma purtroppo è stato confermato anche in questa circostanza e non sul piano intuitivo ma avendo dei dati identificativi.
 
Abbiamo già detto più volte sul nostro settimanale che il governo non può elogiarsi da solo in quanto espressione del paese e quindi è quest’ultimo che deve giudicare e in particolare nel momento della massima espressione di democrazia: il voto. Si discute sul Mes, noto come il fondo salva stati per cui viene immediatamente alla memoria il caso della Grecia e la difficoltà sta proprio nel descrivere ciò che adesso non è il Mes, ma che purtroppo lo abbiamo visto con il passare degli anni, ci riporta ad una dimensione del tutto negativa. Secondo noi, bisognerebbe andare in Europa con delega da parte del Parlamento e non con una mera “informativo comunicazione” e spiegare che l’Italia è pronta ad utilizzare un fondo che non si chiama Mes in quanto è stato fortemente criticato e modificato nella sua interezza e quindi considerando l’esperienza della Grecia come un pessimo ricordo.
 
In un piccolo comune che si chiama Gallignano, precisamente la frazione di Soncino in provincia di Cremona, un sacerdote di nome don Lino Viola è parroco di questa piccola comunità e come tutti i sacerdoti ogni giorno deve celebrare la messa. Durante la celebrazione sono entrati circa 10/15 fedeli che hanno assistito al rito religioso in un ambiente pari a 300 metri quadrati. È intervenuto un carabiniere invitando il sacerdote a interrompere la celebrazione in base al decreto Covid-19 sbagliando anche la citazione dell’articolo, in quanto si trattava del decreto-legge precedente. Il sacerdote ha continuato la sua messa rimanendo particolarmente sorpreso. Secondo noi “ubi fides, ibi libertas”, dove c’è la fede c’è la libertà. Probabilmente molti hanno dimenticato anche il dettato costituzionale.
 
Anche le parole del Papa non sono servite a convincere i carabinieri della stazione di questa piccola frazione a far capire che si trattava di un sacerdote che stava celebrando il rito religioso e non una persona che abusivamente magari stava occupando il luogo sacro. Speriamo che anche questo mondo così particolare sia pronto a seguire don Lino Viola e che in questi giorni utilizzando terminali, e quindi esercitandoci al digitale, il governo possa prendere dei provvedimenti urgenti ed immediati e limitare ciò che sta bloccando il progresso del Paese e nello stesso tempo cercare di non fare sempre campagna elettorale. Bisogna interfacciarsi con il problema delle RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) che non sono contemplate nei provvedimenti. Precisamente quando si trasferisce un paziente da una certa struttura verso l’RSA si dovrebbe esibire un certificato che attesti che si siano prese tutte le dovute precauzioni, anche facendo il test.
 
La stampa romana in questi giorni ha messo in luce un caso di un paziente scoperto poi positivo al Covid-19 per un puro caso, e quindi doveva essere “testato” nella struttura che in questo caso è un istituto di ricerca e cura a carattere scientifico, quindi per la parte riabilitativa. Quindi per solo zelo del medico che si è interessato, si è evitata la cosiddetta contaminazione.

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