ECONOMIA

Mes sì, Mes no

09/06/2020
di Francesco Chiappetta

Il nostro Paese è una bilancia ma che non funziona perfettamente: non si comprende quasi mai quando è in equilibrio e quando non lo è. Il MES, meccanismo europeo di stabilità, sta occupando da tempo la scena politica italiana come un argomento di attualità e di monotonia. Sentieri Digitali riguardo il Mes si è esposto dicendo che, in quanto tale, è regolato da norme ben precise e quindi sarebbe bene essere cauti nel manifestarsi tranquilli. Non si tratta più del fondo salva-Stati ma sembra sia diventato un fondo che gratifichi il Paese senza però intenderlo come un premio, anzi, si tratta di un intervento per i Paesi che hanno riscontrato molti debiti e l’Italia rientra nella categoria. Perciò, cosa fare? Si potrebbe abolire il Mes e provare a distribuire i soldi con un criterio tecnico.
 
Altro punto da sottolineare riguarda le file lunghe un chilometro circa, forse dovuto anche al distanziamento fisico di un metro l’uno dall’altro, riprese dai report televisivi, di persone che aspettano davanti la Caritas. I giornalisti ci spiegano che si tratta di persone che fino a qualche tempo fa erano autonome, avevano una casa e un reddito. Tuttavia, si passa oltre e si parla di altri temi quale quello internazionale. E se ne parla per giorni e giorni mentre il problema sopracitato delle file presso l’organismo pastorale per la promozione della carità, che significa aumento di disoccupazione, non viene citato così frequentemente. Pertanto, sembra quasi che la stampa nazionale si stia comportando come quando si è saputo dell’esistenza e circolazione del virus nel nostro Paese: nessuno sa come affrontarlo e nessuno ne conosce la provenienza. Un giorno si legge che entro la fine dell’anno avremo un milione di disoccupati, poi un milione e mezzo e adesso 2,3 milioni. A questo punto ci auguriamo che si stia adottando il comportamento dei virologi i quali alle domande sul virus rispondevano che c’erano ancora forti dubbi. Se fosse così anche per la disoccupazione, potremmo avere la speranza che la situazione non sia così drammatica. Inoltre, si sostiene che non ci siano più i soldi per la cassa integrazione e nel frattempo dal fronte dell’ex Ilva non si comprende se ci sarà o meno un epilogo. L’Ilva era un colosso nel mondo, dal pdv delle strategie. Ma il leader è la Germania, e continuerà ad esserlo dal momento che anche in tempi di pandemia le fabbriche hanno continuato a lavorare a tempo pieno garantendo il posto ai lavoratori. E l’’Italia, pur essendo stata il primo centro siderurgico europeo, non è riuscita a garantire la distanza di un metro nelle fabbriche, pertanto i tedeschi stanno avanzando anche in questo settore.
 
Altro argomento è quello della commissione Colao che ha completato i suoi lavori, di 40 pagine circa, investendo diverse aree. Un piano di ripresa fatto attraverso una elencazione delle azioni da svolgere ma a quel punto sarebbe stato sufficiente leggere i quotidiani, così come con gli Stati generali, e non, in cui sono stati stilati 7/10 punti. Il partito democratico ha già affrontato gli Stati generali ma in questo momento il Presidente del consiglio è visto più come un giocatore di contenimento e di difesa. In campo ci sono tanti giocatori con varie posizioni e c’è che chi punta a fare il goal e chi invece subisce. Il Covid-19 ha cambiato tutto e tutti e ognuno si affida voti eccellenti.

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