COMUNICAZIONE

Politica e PA: cambiare e innovare

07/02/2018
di Francesco Chiappetta

La comunicazione politica è una scienza che merita di essere approfondita al fine di poter abituare le persone di buona volontà che intendono candidarsi per il bene della propria comunità o del Paese, ad informare i propri cittadini o il Paese in maniera seria, innovativa e oserei dire puntuale.

Notiamo alcuni giovanissimi che parlano un linguaggio vecchio, superato, ed anche poco accattivante. Ciò deve preoccuparci, in quanto, sono delle persone che probabilmente hanno studiato poco, non capiscono che siamo in una fase di cambiamento globale e di innovazione tecnologica.

Il paese deve puntare alla trasparenza, a partire dalla PA, che si diverte a fare dei bandi e scriverli “con i piedi”, mettendo il cittadino nelle condizioni di perdere tempo, di capire poco e nello stesso tempo introducendo citazioni su citazioni, di leggi, di decreti legge, DPR, senza una riga di spiegazione, non solo, ma quando si chiama la responsabile (R.U.P.), ci si sente dire con voce decisa e professionale: “ponga le domande all’indirizzo di posta elettronica, perchè io non so niente del bando”. Questo è solo un piccolo esempio che fa allarmare il cittadino, lo porta ad essere sfiduciato quando deve comunicare con la PA locale, regionale o nazionale. Nessuno ha il coraggio di dire che la coperta “è corta, anzi cortissima”. Pertanto si deve andare verso la consapevolezza che poco si può fare.  Ed ecco ricorrere i soliti tagli della PA, che non vengono fatti,  la maggiore riscossione di tasse, “che fa ridere i polli” e nello stesso tempo vi sono delle proposte per dire al cittadino che sta pagando tantissimo rispetto agli altri Paesi, anche europei, e poi i servizi sono come descritto poc’anzi? Bisognerebbe puntare ad essere un po’ più snelli, fare dei corsi di formazioni ai dipendenti dello Stato, facendo capire loro che il mondo è cambiato.  Anche loro debbono adeguarsi alle esigenze del cittadino e anche ad un concetto di comunicazione fortemente innovativa.

Il Paese si blocca in quanto il Governo parla di andare in pensione all’età di 67 anni e allo stesso le aziende puntano ad invocare lo Stato affinchè le persone possano andare a casa 7 anni prima. Come si evince, vi sono delle contraddizioni così palesi ed evidenti che il tutto sfocia in una forma di demagogia pressante. Vi sono dei lavori usuranti che per fortuna sono regolamentati a parte, in un elenco ben preciso. Invece ogni volta troviamo oratori, possiamo definirli giocatori e prestigiatori, che mischiamo le carte credendo di essere bravi e capaci, mentre sono ipocriti ed anche dotati di una buona percentuale di ignoranza. Il cambiamento vuol dire anche questo, ma sembra che sia ormai una mera enunciazione, ed il giorno dopo, con una frase che riecheggia da un noto film del passato: “domani è un altro giorno”.


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