COMUNICAZIONE

Siamo fuori dai mondiali

14/11/2017
di Francesco Chiappetta

Il partito del calcio divide sempre le tifoserie, è un po’ come nel passato il ciclismo con l’eterna sfida Coppi e Bartali. Le nostre squadre di calcio del campionato di Serie A sono costituite da giocatori prevalentemente non italiani, non si è pensato di creare un vivaio di giovani adeguato che con il passare del tempo potevano aspirare a diventare dei grandi professionisti, e di quei pochi che abbiamo poi non vi è la capacità di valorizzarli. Si è pensato, invece, ad un aspetto che è importante di tipo economico/venale, si parla di calciatori dandogli valori che corrispondono ad un bilancio di una piccola e media impresa che viaggia dai 150 alle 250 unità lavorative, nella quale, in alcuni casi, ogni unità lavorativa percepisce per motivi di crisi, 200, 400, 600 euro al mese. I giocatori sono diventati ognuno di loro una squadra dove si punta al merchandising, all’immagine, agli sponsor, ai diritti televisivi, alla pubblicità, ai viaggi, ecc. Una persona al di fuori del mondo che viviamo direbbe sorpresa: “ma che c’entra tutto questo?”. Le società di calcio hanno una loro gestione atipica e particolare. La stampa specializzata non parla mai dell’aspetto fiscale, ponendosi la domanda: “ma quanto paga di tasse il calciatore ‘tal dei tali’?”. Si è parlato per diverso tempo di Donnarumma, attribuendogli dei valori di mercato che fanno riferimento ai bilancii di una PMI per un anno intero di lavoro. Abbiamo perso! Una parte del Paese dice “meno male”, abbiamo finito di vedere un non calcio; un’altra parte è dispiaciuta perchè vive di ricordi. L’Italia è riuscita dopo 60 anni (1958) ad essere esclusa dai Mondiali, la stampa europea di quest’oggi, in parte si sorprende, perchè ricorda l’Italia fatta da gente capace, atleticamente preparata, che ha dato qualche soddisfazione al nostro Paese, arrivando ad essere, con alcuni giocatori di rilievo, leader in ambito internazionale. Il calcio va male, la politica è inesistente, il Governo è fortemente criticato, allora cosa bisogna fare? Per quanto riguarda il calcio, si ricomincia quasi da zero, per quanto riguarda la politica, iniziamo da -1 e proviamo per l’ennesima volta a mettere in pista possibilmente dei giovani che commetteranno degli errori, ma è come il vivavio del calcio: col tempo si rischia di avere un leader di Serie A.

In questi giorni hanno scoperto che la TARI è gonfiata e il cittdaino è vessato. Quando ci danno indietro i soldi?  Lo spettacolo televisivo vive un pessimo momento, Massimo Giletti lascia la Rai, ha lavorato molto bene, ha raggiunto molti risultati positivi, ed è andato a La7, replicando “Non è l’Arena” e raggiungendo uno share del 9%. Mentre abbiamo Fabio Fazio sul quale molti parlano di fallimento (probabilmente fanno il rapporto costi/benefici).

Sempre in questi giorni si riapre la piaga della Monte dei Paschi di Siena che immediatamente la collegano all’acquisto di AntonVeneta che è avvenuto l’8 novembre del 2007, pagando ben 17 miliardi di euro scoprendo poi che c’era una perdita di 371 milioni. A leggere la stampa e a sentire gli addetti ai lavori si sente sempre dare una giustifica, a questo punto mi viene in mente una barzelletta che fa ridere: “due pugili si scontrano sul ring, uno dei due nota la grossa differenza di capacità tenciche derivante dal numero dei cazzotti che ha preso durante l’incontro e chiede al suo manager di gettare la spugna, il manager risponde ma ti sei difeso benissimo vai avanti, si passa alla seconda ripresa, prende ancora più botte ed il manager replica: “ ti sei difeso non bene, benissimo”; il poveretto replica: “Ma chi mi picchia?”, probabimente è l’arbitro. È cosi è lo stroytelling dei vari avvenimenti che abbiamo descritto sopra, è l’arbitro di nascosto che piacchia l’avversario (probabilmente è invisible e virtuale).


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