POLITICA

La comunicazione politica e il tempo perso

26/03/2019
di Francesco Chiappetta

Vi è stata grande polemica per la visita del Presidente della Repubblica Cinese in Italia, che, di comune accordo tra i due Paesi, ha portato a sottoscrivere un Memorandum of Understanding. Molti non sanno cosa sia e anche la stampa non ci aiuta a capirlo.

Quanti di noi hanno avuto modo di leggere in rete il contenuto dell’accordo tra le parti? L’accordo sottoscritto è, a dir poco, una camomilla leggera, quella in bustina che non fa male a nessuno. L’accordo tra le parti è preceduto da un preambolo: i due Paesi si sono incontrati, si sono accolti e salutati e, durante la conversazione, accompagnata forse, in questo caso, non da una camomilla, ma da un te, leggermente più forte, si sono raccontati: Cosa vogliamo fare? Perché stiamo insieme? Chi dei due parla per primo? Ebbene, è iniziato un probabile storytelling: Cosa si può fare nei trasporti, nella logistica e infrastrutture, nelle ferrovie, nei ponti, nelle telecomunicazioni, etc.? Poi, preoccupati del contenuto, hanno indicato nelle premesse ai cittadini italiani e del mondo, come si fa sempre, che quanto espresso rispetta le normative europee. Ciò detto, l’incontro di una giornata con Macron si è concluso con soldi veri, pari a 20 miliardi di euro.

A seguito di questo, si è assistito a un dramma ancor più pesante, che riguarda Trump e il Russiagate. In questo caso, lo spreco della carta è stato molto maggiore. Infatti, siamo stati bravissimi nel condurre un processo virtuale, sia via etere che su carta stampata. Il magistrato americano “cattivo”, in conclusione, ha sostenuto: “Non ci sono prove sufficienti per affermare che il Presidente degli USA ha cospirato con la Russia in vista delle presidenziali ...”.

Altro episodio, molto triste, riguarda la ragazza marocchina trovata morta in un cascinale. Non vorrei parlarvene, ve ne hanno parlato molto i giornali. Chiamati i maggiori esperti è emerso infine, probabilmente, che la giovane doveva essere assistita dall’Assessorato agli Affari Sociali. Il suo povero avvocato, dinanzi a questi elementi, ha preferito esprimersi con un “mi ritiro dalla difesa”. Anche qui, modestamente, abbiamo fatto la nostra bella figura.

Per concludere, abbiamo assistito in maniera molto blanda alle elezioni per il rinnovo delle cariche della Regione Basilicata. Ancora una volta, anche qui, hanno vinto tutti. I numeri non hanno nessun valore: quelli a una cifra si punta a farli diventare a due cifre, o a crearli sul piano virtuale. Allora cosa c’è di nuovo? Che le figure di prima non ci saranno più, e dobbiamo concludere, sforzandoci non poco per deduzione, che hanno perso.
 
Cosa serve? Un po’ più di serietà, minore faziosità, meno anacronismo in ideologie sostenute da quanti assunti nel mondo della comunicazione per schieramento politico. Non è serio, non è etico e non è da cittadini che il nostro Paese merita di avere. Si spera sempre nei giovani, che, qualche volta, sono già molto più vecchi rispetto ai veri anziani.

L’ultima notazione, la più seria, riguarda il pullman con 51 bimbi, insieme ai loro insegnanti, che sono stati ostaggi di una persona di colore. In molti si sono preoccupati di precisare: “E' di colore, ma è italiano”. Ciò che cosa vuol dire? Se ha compiuto un gesto così estremo e aveva la volontà di uccidere, non ha nessuna importanza il colore della pelle. E chi lo sottolinea è il vero razzista.

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