ECONOMIA

Ancora Covid-19

07/04/2020
di Francesco Chiappetta

L’editoriale di questa settimana è particolarmente complicato essendo le notizie trasmesse abbastanza gravose inducendo a riflettere molto, non ultima la posizione del primo Ministro britannico Boris Johnson che sta vivendo un momento particolarmente difficile a causa del Covid-19.
In Italia, stando alla pluralità degli esperti, la situazione sembra che abbia raggiunto il cosiddetto “picco massimo”. Il governo invece ha iniziato, lunedì 6 aprile, il Consiglio dei ministri in ritardo e ha dovuto sospendere i lavori per diverbi interni riprendendo dopo un paio di ore. Finalmente abbiamo appreso che è stato deliberato un impegno forte di ben 400 miliardi per le imprese.  Parlare di cifre così esagerate rispetto ai 25 miliardi, presi da pochi giorni, ci porta a un quesito di difficile comprensione ovvero come si siano aperte le borse dello Stato considerando che tutto ciò che è stato approvato ieri dovrà essere sottoposto al “giudizio” ultimo di Bruxelles. In particolare, già il pacchetto liquidità per le imprese più grandi è stato sospeso fino a quando non ci sarà il consenso da parte della Commissione Europea. In altri tempi si sarebbero definiti aiuti di Stato e probabilmente sarebbero stati bocciati in quanto la garanzia pubblica è particolarmente elevata e il tasso di interesse sarebbe stato più vicino allo zero.
 
La garanzia dei 400 miliardi è stata affidata alla SACE, una società per azioni del gruppo italiano Cassa Depositi e Prestiti, specializzata nel settore assicurativo e finanziario. SACE assume, in assicurazione e/o in riassicurazione, i rischi a cui sono esposte le aziende italiane durante le transazioni internazionali e negli investimenti all’estero. Ciò vuol dire che ha fatto degli accordi o delle riassicurazioni a livello internazionale. Sbloccati i 400 miliardi, con i 350 del decreto “Cura Italia”, il nuovo decreto-legge porta le garanzie dello Stato a coprire fino a 750 miliardi di euro di prestiti alle imprese che sono stati presi con appositi provvedimenti, sospensioni fiscali e contributivi. Misure per chi ha subìto un calo di ricavi adottando il cosiddetto “Golden Power” per controllare le imprese strategiche ed impedire azioni inclementi nei confronti delle imprese italiane da parte dei soggetti stranieri.
 
Un ruolo importante è stato lasciato alle banche che potranno erogare credito a tutte le imprese senza limiti di fatturato con prestiti fino al 25% dello stesso fatturato o il doppio del costo del personale. Le condizioni prevedono che non vi siano distribuzioni di dividendi nel 2020; le partite iva potranno ottenere fino a 25 mila euro con la garanzia dello Stato fino al 100% ed in maniera automatica senza valutazione da parte delle banche e si possono coinvolgere le PMI con un massimo di 499 dipendenti. Le risorse fino a 800 mila euro, garantiti per il 90% dallo Stato, possono raggiungere anche il 100% con la partecipazione di COFIDI.
 
La garanzia pubblica, vale a dire la copertura da parte dello Stato, avviene in caso di mancato rimborso del prestito per le aziende e può arrivare al 100% per le PMI mentre per le aziende più grandi fino al 70%, per il rimborso del credito e anche del fatturato dell’azienda. Ma la valutazione non riguarda la situazione attuale, piuttosto gli ultimi due anni considerando bilanci e dichiarazioni fiscali. È bene ribadire che 800 mila euro possono raggiungere anche un tetto massimo di 5 milioni, resta pertanto la valutazione, mentre la garanzia scende al 90%, come già descritto. Tuttavia, quanto tracciato è possibile previa delibera da parte di Bruxelles.
 
Si parla in questi giorni di rinnovo degli incarichi delle società pubbliche, che sarà, almeno da quello che si intravede, una conferma degli attuali con qualche spostamento e qualche inclusione per avere maggiore peso e approvazione ma certamente è quello delle telecomunicazioni il settore che, in questo momento, ha maggiore riconoscimento avendo gestito piuttosto discretamente il traffico telefonico e dei dati.
 
In conclusione, speriamo che si evidenzi la questione dell’approvvigionamento delle mascherine. Ormai il famoso “droplet”, noto di più come “le goccioline” che si spargono in giro con la respirazione minacciando chi lavora, è diventato un argomento sul quale siamo riusciti, ancora una volta, a costruire una diatriba piuttosto scarsa.

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