POLITICA

Il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo

12/03/2010
di Francesco Chiappetta

Rilanciare il Mediterraneo come luogo di produzione e non solo di consumo, in cui l’Italia può avere un ruolo centrale sia come polo logistico che come motore di sviluppo, è una importante sfida che è stata lanciata in occasione del secondo Forum economico del Mediterraneo (Roma, 25 - 26 febbraio 2010) organizzato dall’Istituto Nazionale per il commercio Estero.

Il parterre di protagonisti del Forum spaziava dalle maggiori cariche istituzionali (Claudio Scajola e Adolfo Urso per il ministero per lo Sviluppo economico, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno) ai principali protagonisti dell’economia nazionale (Emma Marcegaglia e Paolo Zegna per la Confindustria, Aurelio Regina, presidente della UIR, il presidente dell’Abi Corrado Faissola), mostrando il grande interesse che le opportunità di collaborazione ed investimento con i paesi del Mediterraneo rivestono per il mondo imprenditoriale e politico del nostro Paese.

Sono state due giornate intense, in cui alle conferenze che hanno consentito di esporre le strategie di espansione delle imprese italiane, si sono affiancati gli accordi firmati - con l’apporto determinante dell’ICE - con partner dei paesi interessati e gli incontri di business.

Questi ultimi in particolare sono rappresentativi del successo della manifestazione e soprattutto del modello di sviluppo sottostante: si sono tenuti 1.300 incontri in cui circa 400 imprese italiane hanno discusso proposte e strategie di filiera con oltre 200 imprese provenienti dai 13 paesi del Mediterraneo interessati, che sono Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Malta, Marocco, Territori Palestinesi, Siria, Tunisia e Turchia) Solo quest’ultima è destinata, a breve, ad entrare a fare parte della comunità europea, anche se si sta ipotizzando di comprendere nella UE anche lo Stato di Israele.

L'Italia può svolgere un ruolo centrale sul piano dello sviluppo economico e della collaborazione commerciale, per contribuire alla crescita di questi paesi, sottraendoli nel contempo ai rischi del fondamentalismo islamico che trova nelle condizioni di vita disagiate e nell'isolamento culturale il terreno di crescita indispensabile.

Infatti, al manifestarsi di collaborazioni di natura economica che hanno consentito la nascita dei primi distretti produttivi (ad esempio, quelli interessati da rapporti con aziende italiane, che sono Tangeri in Marocco, Gaziantep in Turchia, i poli di Bizert, Sousse, Monastir, Sidi Thabet e Borj Cédria in Tunisia, Misurata in Libia), corrisponde un miglioramento sul piano sociale che riduce i rischi politici del territorio.

Ora quindi si può affermare, come ha ricordato il ministro Scajola, che “il Mediterraneo non rappresenta più una frontiera tra il nord e il sud del mondo, ma un luogo di incontro, di commercio e di dialogo tra i popoli”. E che quindi l’ipotesi di un’area di libero scambio euro mediterranea potrebbe realizzarsi a tempi brevi, entro il 2012.

Un’abolizione dei dazi, condizione fondamentale per lo sviluppo delle economie locali, può moltiplicare le occasioni di business con le Pmi italiane, che potranno trovare maggiore vantaggio e facilità di collaborazione in un mercato locale con il quale si è uniti da una base culturale comune.

Già fin d’ora, come evidenziano i dati dell’interscambio commerciale tra l’Italia e i Paesi del Mediterraneo: nei primi 10 mesi del 2009 esso ammonta ad un valore totale che sfiora quanto realizzato con l'insieme di Brasile, India e Cina, considerati da anni i paesi dove si potranno avere le maggiori opportunità di crescita nel mondo.

In realtà, le Pmi hanno ovvie difficoltà a entrare in contatto con economie così distanti sul piano logistico, culturale, linguistico: India e Cina affascinano, ma è ben più semplice trattare con un imprenditore del Marocco e della Tunisia.

Per le imprese dell’area Romana (Roma e provincia) tali osservazioni sono rappresentative di una realtà molto promettente: nel 2009, nonostante la crisi in atto, la crescita dell'export è stata del 240%con l’Algeria e del 500% con l’Egitto.

Le istituzioni sono disponibili, le Associazioni di categoria mostrano un concreto impegno: il futuro delle Pmi italiane (e in particolare delle aziende Romane) può rivolgersi al Mediterraneo con fiducia e con ottime possibilità di crescita e di sviluppo, contribuendo a migliorare lo standard di vita locale e creando anche un mercato finale per i nostri prodotti, non solo partnership industriali.

NB: le aziende interessate possono trovare tutto il materiale del Forum presso il portale dedicato, realizzato dall’Ice, al seguente indirizzo:

http://mediterraneo2010.ice.it


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