EUROPA

La crisi della Grecia e la "solidarietà" tedesca

05/03/2010
di Francesco Chiappetta

La copertina dell’ultimo numero di Focus, dedicata alla crisi ellenica e alla eventualità che la Germania sia chiamata a finanziare il salvataggio del partner europeo è emblematica dell’opinione che i cittadini tedeschi esprimono sulla vicenda. Germania e Grecia sono agli antipodi, quanto a gestione delle risorse: se i primi hanno addirittura inserito nella loro Costituzione il vincolo di bilancio in pareggio, anche se mitigato dalla frase “salvo situazioni eccezionali”, i secondi hanno sistematicamente truccato i conti pubblici negli ultimi sette anni, ammettendo solo ora un rapporto deficit/Pil del 13% per il 2009. Dopotutto, avevano già falsificato i loro conti per accedere all’euro nel 2000!

I dati economici sottendono la differenza di due culture, una di matrice calvinista e protestante, dedita al lavoro e all’impegno personale come mezzo di affermazione dell’uomo, l’altra “mediterranea”, che ha nei legami (familiari e di amicizia) tra le persone il perno della società. Elemento che la espone maggiormente ai rischi della corruzione e del nepotismo, come dimostrano le statistiche: l’evasione fiscale è la più alta d’Europa, il familismo e l’ingiustizia sono elementi fondamentali della vita pubblica, sia quando si assume un dipendente, sia quando si assegna una sovvenzione o un appalto. La Pubblica Amministrazione divora risorse enormi per remunerare una quantità eccessiva di dipendenti pubblici, poco produttivi e dotati di cospicui privilegi: vanno in pensione a 60 anni con il 96% dell’ultima retribuzione, che per un insegnante significa ricevere 28 mila euro l’anno di pensione.

La moneta unica ha aggravato i problemi del Paese: invece di contribuire alla crescita delle esportazioni, come in tutte le altre nazioni dell’area Euro, queste sono diminuite dal 9 al 7% sul Pil negli ultimi dieci anni. Per fare un confronto, in Italia le esportazioni costituiscono il 24% del Pil.

Ciò evidenzia anche la fragilità della moneta unica, che non ha sanato le contraddizioni tra le diverse economie nazionali e che non ha trasformato economie prodighe verso i settori meno produttivi in oculati amministratori del bilancio statale.

Diversa la situazione in Germania, che con un attento processo di deflazione interna ha ridotto il costo del lavoro e la spesa pubblica, rilanciando così la competitività delle esportazioni. I dati della Grecia sono ben diversi: secondo il Wall Street Journal, l’evasione incide sulle casse dello Stato per circa 15 miliardi di euro l’anno, pari al 25,1% del Pil, la percentuale più alta di tutte le nazioni europee (negli Usa, è al 7%). Il “sommerso” vale il 25% del Pil e viene evasa il 30% dell’Iva dovuta.

Il premier ha ammesso che la crisi è innanzitutto il risultato della “corruzione” che colpisce ogni livello della Pubblica Amministrazione: ispettorati fiscali distratti o facilmente corruttibili, grazie a cui solo cinquemila contribuenti (su una popolazione di 11 milioni) denuncia un reddito superiore ai 100mila euro. Uno Stato, come ha affermato il politologo Thedore Coloumbis, “elefantiaco e inefficiente quanto la cultura che lo ha prodotto - la cultura del favore, della clientela, della bustarella, dell'eterno ricorso alle conoscenze per ottenere un impiego, una cattedra, un'esenzione”.

Tra il 2001 e il 2008 il costo del lavoro è aumentato del 40%. Il peso della struttura pubblica, molto invasiva sulle casse statali non è sceso: i dipendenti pubblici, esclusi i settori della sanità e dell’istruzio-ne, sono l’8,3% degli occupati rispetto al 7,2% della Germania e al 6,2% dell’Italia (dati Eurostat).

Questi dati dimostrano che non c’è alcun complotto finanziario dietro ai recenti avvenimenti, ma solo la presa di coscienza di una realtà che per anni si era celata dietro trucchi contabili e ardite operazioni finanziarie a cui avevano colpevolmente partecipato le principali banche d’affari mondiali.

Né la soluzione può essere accettare l’aiuto della Cina, che con Cosco Pacific gestirà per i prossimi 35 anni le due banchine- containers del Pireo avendone il controllo totale, ovvero potendo decidere autonomamente chi è autorizzato ad attraccare. Un ottimo modo per controllare il commercio internazionale! La Cina avrebbe già acquistato 25 miliardi di dollari di debito greco – come scrive il Financial Times - ma la contropartita richiesta era entrare nel capitale azionario della principale banca greca: una richiesta a cui – con saggezza – il Governo greco ha risposto negativamente.

Ora in molti non credono che un prestito di venti miliardi di euro del governo tedesco possa risolvere la crisi ellenica. Come era già avvenuto nella crisi finanziaria del 2008, si sa che essa potrà solo essere rimandata, come avvenne dopo il salvataggio di Bear Stearns, che rinviò solo di poche settimane il momento della verità per il mondo finanziario Usa. E così entro alcuni mesi il governo greco chiederà altri prestiti, cercndo nell’Europa una stabilità finanziaria che la sua irresponsabile gestione gli ha precluso. La Germania non potrà finanziarla all’infinito: il ministro delle Finanze Shäuble ha già avvertito che i greci hanno vissuto “ben al di là dei loro mezzi, e adesso non possiamo essere noi a pagare”. Per le cicale, i tempi saranno duri.


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