COMUNICAZIONE

I social network e la giustizia: il caso David Rossi e la MPS

10/10/2017
di Francesco Chiappetta

In questi giorni hanno avuto particolare impatto virale le immagini che riguardano la morte di David Rossi, Responsabile Area Comunicazione Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Tutti i lettori, in particolare della stampa, hanno avuto modo di vivere la tragedia della morte di David Rossi. I social network, invece, hanno mostrato con un video la disgrazia che ha colpito la famiglia di David Rossi. Tramite i social si è cercato di avere notizie sul come possa avvenire un suicidio gettandosi da una finestra. La risposta è contenuta nel video dei social ed è preoccupante, imbarazzante, dolorosa e indescrivibile. Il povero David Rossi sembra che si sia gettato di spalle, nel vuoto, ed il video lo mostra ancora vivo con il movimento delle mani. È veramente preoccupante pensare al come si sia buttato dalla finestra, a come per 50 minuti nessuno l’abbia soccorso, sul come l’impianto di videosorveglianza a circuito chiuso non abbia scaturito l’attenzione del preposto di ruolo. Prima di cadere si è graffiato da solo? Probabilmente per la disperazione del gesto. L’orologio è rimasto nella sua stanza dopo che si è graffiato ed è stato gettato dalla finestra per caso o da  uno spirito? Fatalità le lancette ferme al secondo del lancio dalla finestra? Casi del genere non risultano, specialmente se ad essere coinvolto è un unica persona, in questo caso: la predisposizone, i graffi e poi il lancio nel vuoto, manca una comunicazione agli amici.

Durante il filmato TV, mi pare trasmesso dalle Iene, si è visto che un emissario della trasmissione, nel corso del servizio, ha cercato di intervistare le autorità della Monte dei Paschi di Siena e purtroppo le risposte sono state a dir poco “lacunose”, per non dire “vergognose”.

Pensare che sorridevano nel non dare nessuna risposta e ad invocare il Procuratore della Repubblica di Siena, Salvatore Vitello, che nelle sue conclusioni scriveva: “....a ritenere ragionevoli le ipotesi di suicidio e altamente improbabile quella dell’omicidio”. Non convince “il ragionevole”, il mancato soccorso, la gente che sbirciava vedendo quanto successo e con indifferenza tornava indietro. Ma che immagine diamo a noi stessi, ai giovani, in particolare agli ospiti stranieri nel nostro Paese, dinanzi a visioni così meticolosamente descritte senza avere nessuna risposta oggettivamente plausibile.

David Rossi è morto durante il periodo dello scandalo Mps e, questo non per sentito dire, sembra che scrisse delle mail al CEO della banca, Fabrizio Viola, manifestando la volontà di parlare con i Magistrati che indagavano su Antonveneta anche a riguardo dei rapporti politici di Monte dei Paschi.

Sembra che per aver pubblicato quelle mail, in un libro che ricostruisce la vicenda, l’autore Davide Vecchi con la moglie di Rossi, è a processo — ancora in corso — per «violazione della privacy» di Viola, nonostante Mps non abbia sporto querela.

La sentenza, un cittadino normale la legge e si fa una sua opinione, meno male che di filmati ve ne siano un numero ridotto, altrimenti il cittadino già confuso non capirebbe nulla e magari, sai, è sempre un giudice popolare.

Dinanzi alle perplessità che leggiamo sempre sulla stampa, si riaprono i processi. In questo caso si richiede sensibilità, mente, verità e trasparenza. È meglio un ulteriore conferma che un dubbio pesante come un macigno. L’Italia nel suo complesso è un paese sano. La narrazione va seguita con attenzione ed anche i relativi rimedi.


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