EUROPA

L’ITALIA E L’EUROPA

25/06/2019
di Francesco Chiappetta

È difficile giudicare se da un anno a questa parte si continua a leggere il rapporto Italia-Europa. Si è pensato in un primo momento che le elezioni europee avrebbero limitato le chiacchiere quotidiane sull’Italia invece è stato interesse dei francesi e dei tedeschi continuare a portare avanti una vera e propria campagna elettorale.
 
Il ruolo dell’Europa non dovrebbe essere quello di vedere in sofferenza un Paese e negargli l’aspirina affinché possa peggiorare. La casa comune secondo i fondatori doveva avere finalità e obiettivi diversi: guardarsi in faccia, all’inizio tutti e sette, parlare tra di loro dialogando. Durante il percorso, i sette sono diventati 28 ma il dialogo è stato sempre dominato dalla Germania, dalla Gran Bretagna e a correnti alternate dalla Francia. Questo modo di fare politica, che definiamo asimmetrica, non crea certamente né benessere né valore. Cosa può creare? Probabilmente l’aumento dello spread e il relativo aumento del costo del denaro. Non c’è Libra che tenga.
 
Di norma si parla di regole da rivedere in maniera stancante. Perché non costituire un tavolo di lavoro di professionisti, possibilmente non legati a partiti politici e quindi non di parte, per creare non un “libro bianco” ma una sintesi di cosa fare, come uscirne fuori da questa situazione che rischia di deteriorarsi sempre di più? A questo punto bisognerebbe lavorare per un rinnovamento delle regole; rispettare la volontà dei cittadini europei che implorano il cambiamento; tenere presente il ruolo dell’innovazione tecnologica e la digitalizzazione che stanno cambiando molti paradigmi sia nell’organizzazione del lavoro che nel contesto delle regole. L’avanzamento tecnologico pone questioni non ancora verificate che probabilmente mettono anche in discussione alcuni fondamenti antropologici.
 
Tutti parliamo male dell’Europa in quanto il continente europeo vive in una stagnazione perenne. Cosa bisogna chiedere ai governi: maggiore responsabilità, rispettare le regole, la politica deve essere libera e non asservita alle logiche dell’economia, della finanza e ancora valutare e trovare soluzioni per come contenere i debiti sovrani. La società civile mostra di essere fortemente matura e in alcuni momenti, pur sollecitata, non reagisce. Speriamo che non sia solo per stanchezza. Al posto di chiacchierare sempre, tutte le forze politiche dovrebbero mettersi intorno a un tavolo cercando di far sedere intorno a quello stesso tavolo anche giovani teste promettenti per capire come trovare occupazione senza gli slogan abituali.
 
L’Italia è stanca di essere sempre richiamata dall’Europa ed essere trattata con disparità. Se parlano Francia, Germania e UK, immediatamente si danno aiuti alle imprese, alle banche, presenza con capitale pubblico nel privato. Quando, invece, le stesse situazioni interessano lo stivale, immediatamente si parla di aiuti di Stato, potere dominante, concorrenza sleale ecc. Tutto questo non va bene e non serve neanche il controcanto nei confronti dell’Italia e del suo debito pubblico che indubbiamente è una palla al piede ma bisogna pure togliersela dal piede, altrimenti giochiamo in un campo regolare di calcio con una gamba sola e un contrappeso per rimanere fermi. Serve, forse, rivedere la governance economica dell’eurozona e dell’Unione, che in alcuni momenti mostra il fianco per poca adeguatezza. In sostanza, bisogna rimischiare le carte non da improvvisatori o giocolieri ma se possibile da discreti giocatori. Non si chiama in campo sempre Pelé, è sufficiente qualche volta una giovane promessa.

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