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Una settimana per conoscere il web 2.0

18/02/2011
di Francesco Chiappetta

Il mondo sta cambiando, anzi è già cambiato, per effetto dei nuovi sviluppi di Internet. Negli Usa, il 20% dei bambini da 2 a 5 anni è in grado di usare alcune applicazioni dell’IPhone, il doppio di coloro che, nella stessa fascia di età, sanno allacciarsi le scarpe da soli (10%). Questi piccoli “nativi digitali” sono l’emblema di una crescente pervasività delle nuove tecnologie, diventate così semplici da essere alla portata di tutti, anche dei soggetti in età prescolare.

Chi, oggi, rifiuta o relega agli “esperti” l’uso delle nuove tecnologie, è - e sarà sempre più - confinato ai margini del mercato, perdendo occasioni di crescita e di successo, sia sul piano personale che imprenditoriale. Internet ha già rivoluzionato l’econo-mia a fine del secolo scorso, incrementando la produttività delle aziende e riducendo i loro costi di gestione. Ora il Web 2.0 e i nuovi apparati tecnologici quali gli smartphone e i tablet stanno stravolgendo il rapporto tra imprese e consumatori, creando nuove opportunità e mandando in crisi i vecchi modelli di business. Per l’Italia, dove il 21% dei giovani è “analfabeta digitale” e il 35% delle persone soffre di “analfabetismo funzionale” (leggere un testo e avere difficoltà a comprenderlo), i rischi di diventare un’economia marginale sono altissimi.

Anche le imprese italiane, non solo i cittadini, sono drammaticamente arretrate. Ad esempio, hanno trascurato l’ecommerce, perché non si sentivano abbastanza motivate dal limitato numero di utenti italiani disposti a fare acquisti sul web. Con il risultato che oggi otto milioni di italiani comprano su portali americani ed europei. E’ sui siti inglesi che si può acquistare il Made in Italy della moda, perché anche i brand italiani del lusso hanno scoperto le opportunità dell’ecommerce in ritardo, lasciandosi sottrarre il mercato dagli stranieri. Con il rischio di avere, in futuro, reso meno visibile il loro prodotto, come è avvenuto ai prodotti enogastronomici italiani, penalizzati dal ritardo italiano nella GDO, “colonizzata” dai francesi Auchan e Carrefour, che preferiscono esporre sui loro scaffali vini e formaggi d’Oltralpe.

La crescita dell’economia avverrà anche sul (e grazie) al web e alla sua evoluzione. E’ qui che le aziende, le persone, la stessa PA possono trovare la chiave di svolta per uno sviluppo economico solido e concreto, non frutto di elargizioni di denaro pubblico che “drogano” il mercato ma non risolvono i problemi del ritardo culturale del nostro Paese.

E’ per questo che il dibattito sulla “crescita” dovrebbe evolvere da arma di discussione politica ad impegno da parte di tutti a valorizzare le nuove tecnologie, a diffonderle e renderle più accessibili. Il successo della Social Media Week (7-11 febbraio a Roma) mostra che questa è la strada giusta.


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