FINANZIAMENTI EUROPEI

ICT: continuano le sfide per l’eccellenza italiana lanciate da Horizon 2020

24/01/2017
di Stefano Finocchiaro

Uno dei campi più competitivi a livello europeo è l’ICT, e l’Italia, come tutti i principali attori europei, non si tira indietro presentando numerose proposte innovative. Nel settore ICT (Information and Communication Technology) il nostro paese ha risposto con ottimi risultati sia nella passata programmazione, seconda solo alla Germania, sia nell’attuale attestandosi dietro Germania, Francia e Spagna, sempre nel gruppo di eccellenze europee. Il livello di competitività in questo settore è molto alto, la natura dei programmi multidisciplinari mette alla prova le capacità di ricercatori e centri di ricerca. L’ICT è un settore di natura trasversale,  presente nei 3 Pillars di Horizon 2020, concentrato nelle Societal Challeges in cui è presente in tutte e 7 le aree di finanziamento.   

L’ICT è uno spazio d’innovazione strategico per l’intera Unione Europea, pertanto nella sua Agenda Strategica l’UE ha coinvolto oltre alle grandi realtà statali anche le realtà industriali e i centri di ricerca, concentrando tutte le risorse disponibili per raggiungere l’obiettivo atteso dalla Commissione europea, cioè moltiplicare l’investimento iniziale destinato all’ICT per trarne rilevanti benefici di natura industriale. Strumento necessario allo scopo sono i Big Data, utili per tracciare l’evoluzione di questi obiettivi e supportare le potenzialità di sviluppo sul mercato. Sfruttando questa ingente quantità di dati è possibile collegare specifici flussi di Big Data con potenzialità di sviluppo e alto valore industriale date le specifiche caratteristiche multisettoriali. Attualmente esistono progetti incentrati sui Big Data, il cui filo conduttore è l’essere già in possesso della sorgente di dati e di sviluppare un sistema di consultazione universale.

Innovativo strumento di gestione per i bandi e i finanziamenti, già attivo in alcune aree tematiche è anche il PCP (Pre Commercial Procurement). Si tratta di un “modello ibrido” che si articola a metà tra un modello con cui sono finanziati progetti con fondi pubblici e un modello con cui sono finanziati progetti conto terzi; inoltre vista la sua natura “ibrida”, non risponde pienamente al codice degli appalti. I bandi in cui viene utilizzato il PCP sono pubblicizzati sulla gazzetta ufficiale e sulla gazzetta europea, e si trovano anche all’interno dei Work Programme. Grazie al PCP si creerà una “stazione appaltante”, solitamente un soggetto statale, che riceverà il finanziamento da parte della Commissione e successivamente saranno emessi dalla stessa vari bandi, a cui potranno concorrere i soggetti privati aggiudicandosi i bandi specifici.  


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