POLITICA

L’Italia delle contraddizioni

07/05/2019
di Francesco Chiappetta

Sono delle settimane interessanti, ma fortemente ripetitive. Si parla di argomenti in alcuni casi di elevato interesse e nello stesso tempo di altri solo ed esclusivamente riportati per portare a livelli di rinfocolato scombussolamento nel Paese. I temi affrontati sono fra i più vari e differenziati. Ad esempio, in questi giorni si è parlato della RAI (sono stato fortunato a non essere stato nominato nel consiglio di amministrazione). Il riferimento è a Fabio Fazio, che molti sostengono essere noioso e conseguentemente avere uno stipendio ingiustificatamente alto. In effetti è vero che guadagna molto e dovrebbe essere perciò determinato nel fare un passo verso l’alta direzione della RAI proponendo lui per primo un ridimensionamento di tale somma, come già si è verificato nel passato da parte di persone definite serie. È stata anche la comunicazione che riguarda partiti politici. La comunicazione e l’immagine sia delle imprese che dei politici è cambiata, non è più come è stata sempre praticata presentando il brand o la persona attraverso i tradizionali canali di comunicazione, ovvero per mezzo carta stampata o via etere. Oggi si punta ai like e ai follower utilizzando i social network. La tecnologia del web è sfidante e interessante ma si presta anche a delle grandi truffe di comunicazione.
 
Si sta parlando fino alla noia anche del sottosegretario di Stato Siri. Nel nostro paese è già difficile ricordarsi i nomi dei ministri, in questo caso Siri i ministri li batte tutti: ha raggiunto la notorietà ed è diventato un personaggio, nel bene e nel male. Poi abbiamo scrittori (almeno così vengono o si auto definiscono) che parlano e scrivono secondo volontà e direttive politiche. Prendendo di punta località costituite prevalentemente da persone per bene, almeno la maggioranza, e poi qualche infiltrato che deteriora l’ambiente. Stanno criticando ad oltranza Saviano, accusandolo di scrivere copiando pubblicazioni già consumate ed il più delle volte viene intervistato per problemi che ignora completamente sia per motivi culturali e sia per scarsa conoscenza. Tutti hanno diritto di parlare e di scrivere, avendo però come obiettivo il bene del Paese e non il presentare l’Italia all’estero discreditando non una persona, ma l’intero Stato.
 
Inoltre, è veramente preoccupante sentire e leggere tutti i giorni dei delitti che vengono consumati nelle case dei nostri connazionali e non solo, in quanto vi sono anche degli immigrati o extracomunitari che fanno la loro parte in negativo. Non è sufficiente parlare di Saviano o di camorra, bisogna solamente “fare”, ché non sempre si è impegnati nel fare, specialmente in questo periodo che ci vede impegnati per le elezioni europee a fine maggio.
 
Molti religiosi sono impegnati in queste realtà definite degradate. Se dovessimo valutare con appositi indicatori tipo KPI emergerebbe la scarsa realizzazione degli obiettivi prefissati. Alcuni sacerdoti parlano dei camorristi, della droga, dei furti, delle rapine, mentre dovrebbero essere più impegnati nelle proprie parrocchie ospitando ragazzi e, nei limiti del possibile, facendoli studiare così aiutandoli, allontanandoli dalla cattiva strada e facendo loro capire che un cambiamento per i giovani può esserci con l’impegno e dedizione, anche se in alcuni casi necessita anche di un po’ di sacrificio.
 
Un’altra giostra cui assistiamo in questi giorni è nientemeno che il ritorno dei grembiulini a scuola ed anche qui abbiamo almeno due partiti, uno del sì e uno del no. A pensarci bene, tuttavia, sono tutti e due per il sì, in quanto se l’ha detto l’uno prima dell’altro nel recente passato ha sostenuto magari che i grembiulini erano espressione democratica in quanto evitavano il confronto con bambini vestiti con abiti griffati rispetto ad altri meno fortunati. Oggi invece è un fatto politico. Forse è meglio senza grembiulini. È un argomento interessante a tal punto che si fanno addirittura dibattiti televisivi.
 
Infine, ricordiamo ai nostri politici di tenere sotto controllo il debito dello Stato, che è elevatissimo e nel programma del DEF pubblicato lo scorso aprile mette in luce che nel triennio 2019-2021 ci saranno spese complessive per circa 133 miliardi di euro alla voce lavoro e pensioni, compresi anche gli interventi relativi al reddito di cittadinanza e la quota cento.

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