EUROPA

La Francia e le analogie con l’Italia

09/05/2017
di Francesco Chiappetta

Le elezioni francesi ci hanno fatto scoprire alcuni numeri: la disoccupazione e’ altissima; il debito pubblico altissimo; vi è un grosso problema d’ integrazione; pensare alle legislative di giugno e’ stato come risalire la china. La stampa italiana ha parlato di grosso successo nella vittoria di Macron ma poi abbiamo letto che anche la Le Pen ha vinto perche’ ha raddoppiato i suoi voti raggiungendo ben 11 milioni di consensi francesi. Nessuno dei  tanti analisti e opinionisti ha messo in luce che la Merkel si è congratulata come ha fatto il resto del mondo. Ma dietro le congratulazioni sembra che ci sia un asse franco-tedesco, allora ciò vuol dire che noi con la Spagna con la Grecia e il Portogallo siamo le 4 ruote di scorta. Cosa dobbiamo fare per risalire? Intanto dobbiamo pensare subito che se il nostro Paese è con il “sedere per terra” siamo in compagnia della Francia che non è così lontana: la disoccupazione francese costituita prevalentemente da giovani evidenzia più di qualche analogia con la situazione del nostro Paese.

Cosa si può inventare? Investiamo sui giovani senza dare soldi a vuoto ma garantendo 1000 euro per ogni giovane disoccupato ciò significherebbe dare fiducia al giovane, inserirlo nel mondo del lavoro e se è fortunato permetergli di dialogare nella propria società con il resto dell’Europa. Speriamo tanto di non avere ancora degli eccellenti analisti visti a posteriore che snocciolano dati preoccupanti servono analisti ed ancora di più uomini di governo che propongono soluzioni e quindi occupazione. Emanuelle Macron per gli italiano è proprio bravissimo, Trump invece è molto cattivo, infatti è riuscito ad abbattere la disoccupazione in tre mesi: mentre nel 2009 viaggiava in avanti a circa il 10%, oggi è al 4,4% (pari a quella del 2007). MA se invece di chiamarlo Trump gli cambiassimo nome purchè sia possibile il suo modello americano in grado di abbattere la disoccupazione? Qual è la differenza tra gli Stati Uniti, il nostro Paese e l’Europa? Semplice: solo adesso abbiamo emanato nuove regole e pertanto non è possibile avere risultanti se non prima di 1-2 anni. Quindi cari amici continuate ad essere disoccupati e non arrendetevi come stanno facendo troppi vostri colleghi che non sono nemmeno iscritti al centro per l’impiego. Personalmente non sono contrario a vedere i nostri giovani propensi ad emigrare verso il resto del mondo, in quanto oltre a trovare un’occupazione si rischia anche che diventino dei bravi professionisti, vedendo premiata volontà e intelligenza. Quindi, è probabile che se un domani ritorneranno nel loro paese, lo faranno da autonomi e capaci, questo è perciò un rischio che possiamo sopportare. Noi italiani però, pur constatando che i partiti sono spariti, continuiamo ancora con la vecchia retorica dei vecchi riferimenti che non ci sono più sia per la metamorfosi del mondo del lavoro e sia per il mutamento derivante dalla spinta dell’innovazione tecnologica.

Parliamo di Industria 4.0 senza capirne il vero significato, senza comprendere il cambiamento dell’impresa e dei sistemi di gestione, si introducono nuovi programmi di investimento e si trasformano anche i modelli di esportazione ed infine muta anche uno degli istituti che troppo spesso dimentichiamo,  quello del rischio.

Il nostro Paese è riconosciuto da tutto il mondo per diverse capacità insite nei cittadini italiani e pertanto, in maniera fiduciosa, sono convinto che ancora una volta senza piangerci addosso riusciremo ad uscire da un livello di forte precarietà giungendo verso un domani migliore.


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