EVENTI

Dove va l’economia italiana?

04/10/2018
di Francesco Chiappetta

Confindustria come ogni anno organizza un incontro per fare il punto della situazione sull’economia del Paese, quest’anno il titolo dell’incontro è il seguente “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica”. Il rapporto inizia nella maniera seguente: “si assottiglia la crescita dell’Italia”, il CSC stima una crescita del PIL italiano in rallentamento all’1,1% nel 2018, e allo 0,9 nel 2019, rispetto all’1,6 registrato nel 2017. I temi affrontati e contenuti nel rapporto riguardano una sintesi delle conclusioni, le previsioni per l’economia in Italia, le questioni chiave di politica economica per l’autunno, elementi per una riforma fiscale, analisi e revisione della spesa pubblica.

Apriamo una parentesi sull’organizzazione: un momento di difficoltà lo si incontra tutti i giorni, ma l’organizzazione, in particolare di eventi così importanti, probabilmente dovrebbe essere gestita in modo più appropriato. Non è possibile che vengono fatti inviti con precisione e poi debbano gli invitati ritrovarsi fuori dalla porta di ingresso che va verso il bureau per ritirare il badge. Una moltitudine di persone o di imprese già prenotate da oltre un mese ed il badge che viene dato solo previo riscontro da una sola persona. Probabilmente era meglio metterne due, senza pensare ad alchimie organizzative, in quanto, per organizzarsi basta vedere il numero delle prenotazioni. Alle 10 la sala Pininfarina, nonostante i vari posti prenotati, era ancora vuota, ma invitavano le persone a trasferirsi in una sala provvista di tv a circuito chiuso, ed è stato motivo di forti lamentele e di invitati che sono tornati indietro. Il motivo è semplice, sarebbe stato sufficiente comunicare agli invitati di collegarsi in streaming dall’inizio alla fine della giornata in Confindustria. Ma purtroppo questo non è stato fatto creando non pochi disagi, molte discriminazioni e senza nessun preavviso sul come sarebbe stata organizzata la giornata dell’incontro. Siamo convinti che nel 2019 andrà meglio.

I contenuti del rapporto non sono entusiasmanti, si conferma quanto già evidenziato a giugno, un indebolimento delle condizioni per la crescita, interne ed esterne, incertezza legata alla politica commerciale americana, turbolenza su alcuni importanti paesi emergenti e di sbocco per l’export italiano come Turchia e Argentina, rallentamento della crescita di diverse economie europee. Forse è opportuno fare un ulteriore riflessione: Confindustria è proprietaria sia de Il Sole 24ore e sia di Radio24, questi sono strumenti di comunicazione che probabilmente non creano serenità, ma bensì preoccupazioni aggiunte ad altre preoccupazioni. C’è una trasmissione che si dice di chiamarsi TeleKabul che va in onda tutte le mattine. L’industriale, la PMI, non può vedere sempre tutto con ottimismo ma per andare avanti forse è bene vedere il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Il rapporto, poi, fa riferimenti alle elezioni in Baviera che potrebbero forse indebolire la cancelliera Merkel; le elezioni midterm di Trump; le elezioni del Parlamento Europeo nella primavera del 2019. Mette in luce i fattori di rischio, i consumi privati, il deficit pubblico che è stimato in calo dell’1,8% del Pil nel 2018. Dal 2,4% nel 2017 che include una componente una tantum legata ai salvataggi bancari.

Fa un’analisi sul prodotto interno lordo e le relative componenti, in riferimento all’occupazione/lavoro rapportato con il Pil nel biennio 2018-2019 ed è emerso che l’occupazione calcolata sull’unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (ULA) continuerà a crescere, come già nel 2017, con intentsità inferiore rispetto al Pil. Dopo il +0,9% del 2017, il CSC stima che le ULA aumenteranno dello 0,7% nel 2018 e dello 0,5% nel 2019.

Il rapporto, inoltre, si sofferma sui fattori di competitività delle imprese italiane incidono una serie di fattori relativi alla disponibilità di risorse per realizzare investimenti ed altre attività produttive (l’offerta di credito), ai costi di tale attività (quello del lavoro, quello del credito) e quindi, alla loro redditività (i margini).

Per concludere il quadro generale: Confindustria sostiene che la politica economica italiana è ferma da quasi un anno, complice anche lo stallo europeo. Le elezioni tedesche e la complessa trattativa per la formazione di un governo in Germania hanno fatto si che si realizzasse una sorta di moratoria nelle decisioni a livello europeo nel 2016-2017. Per quanto riguarda il sistema fiscale, sono molte le criticità del sistema, a partire dalla alta tassazione, all’elevato carico fiscale e contributivo sul lavoro, abnorme evasione, complessità delle regole e degli adempimenti.

La spesa pubblica in Italia è in linea con quella degli altri paesi europei in termini quantitativi, ma presenta due importanti anomalie nella sua composizione: un’elevata spesa per interessi, sullo stato dello stock di debito pubblico più alto in europa, e un welfare caratterizzato da un elevata spesa per pensioni.

Il quadro nel suo complesso non è tranquillizzante, è un’elencazione più o meno esplicita dello stato di salute del Paese. Certamente Confindustria regalando al Ministro Tria il Rapporto, in questi giorni già è terrorizzato per la spesa pubblica e per tutto ciò che lo ha investito da punto di vista dei mass media, non lo rende certamente tranquillo. È un ulteriore colpo per invitarlo a tornare tra i banchi dell’Università a fare il mestire del professore.


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