FORMAZIONE

Cosa è l'educazione finanziaria

13/05/2011
di Ludovica Arci

L’educazione finanziaria serve a sviluppare nei cittadini consapevolezza e familiarità con i temi complessi della finanza e oggi, dopo la crisi, dopo l’incertezza, dopo la perdita di fiducia nel sistema bancario, assume una valenza ed un ruolo significativo che va ben oltre la finalità didattico-educativa. Diventa uno strumento di marketing e di comunicazione. In questo senso è anche una leva strategica per lo sviluppo economico e sociale e soprattutto un veicolo per la rivalutazione del rapporto fra banca e mercato. Vincenzo Formisano, professore associato di economia e gestione delle imprese e marketing all'Università di Cassino, e membro del CdA della banca locale, ha esposto il punto di vista del mondo dell'imprenditoria.

Il ruolo della banca consiste nel fare da intermediario fra chi desidera risparmiare e chi sceglie di investire il proprio denaro, tra domanda e offerta di denaro. E' a tutti gli effetti un’ impresa e in quanto tale riveste un ruolo essenziale per l’economia consentendo la nascita di altre imprese e la circolazione di denaro. Ma anche individui e famiglie alle prese con i propri risparmi devono rispondere a una logica d'impresa. 'La regola economica della proporzione tra rischio e rendimento', ha spiegato Formisano, 'è anche una regola di buonsenso'. E il principio della 'sana e prudente gestione', universalmente applicato alle banche vale anche agli investimenti personali. 'Dev'essere chiaro a ogni investitore', ha proseguito Formisano, che 'a un maggior rendimento deve corrispondere un maggior rischio'. Regola troppo spesso trascurata o dimenticata.

Se è così, l'educazione finanziaria ha più ruoli chiave. Non serve solo a dotare i risparmiatori degli strumenti per effettuare scelte consapevoli, ma ristabilisce il rapporto di fiducia tra cittadino e banca, dal momento che la crisi economica ha acuito la percezione negativa che gli individui hanno di questa istituzione. Ed è uno strumento di educazione civica. Un rapporto trasparente e consapevole è la condizione fondamentale per l’efficienza del mercato e nel bagaglio di ogni cittadino non devono mancare nozioni ma un...'ignoranza non solo fa paura ma, ragionando da economisti, non crea valore, rappresentando un costo rilevante per ciascuno degli attori coinvolti.

Il bagaglio di ogni cittadino, quello che dovrebbe metterlo in condizione di dialogare con le banche, non è costituito da nozioni ma da educazione civica. La finalità ultima dell’educazione, secondo Formisano, non è quella trasmettere nozioni ma creare una cultura e diffondere principi. E che siano etici, sottolinea l’esperto.

In questo contesto si inserisce il filone della finanza etica, contrapposto al concetto di esasperato della ricerca del profitto che ha caratterizzato la logica di mercato degli ultimi anni. L'investitore ‘etico’ non mira unicamente alla speculazione ma vuole conoscere le logiche di fondo che realizzano questa redditività, divenendo così padrone delle conseguenze economiche e sociali delle proprie scelte.

La sinergia tra economia ed etica, teorizzata di recente e diffusa in particolar modo nei paesi anglosassoni, si deve soprattutto all'economista premio Nobel Amartya Sen, che sostiene come la produzione di ricchezza debba andare di pari passo con quella della felicità, che è un concetto diverso dal benessere. In Italia il dibattito sulla dimensione etica della finanza sta muovendo i primi passi anche grazie alle novità normative introdotte con la legislazione sulle Fondazioni bancarie.

Tuttavia, in “caritas in veritate”, e prerequisito fondamentale per il perseguimento di questo risultato resta lo sviluppo di una cultura diffusa e consapevole sui temi della finanza. Solo in questo modo sarà possibile raggiungere una condizione win-to-win sul mercato, in cui ogni attore è incentivato a operare perseguendo un concreto e duraturo valore aggiunto.


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