WEB MARKETING

Acquisti sul Web

06/05/2019
di Redazione

L’Europa si è fatta viva con una direttiva che riguarda la protezione dei consumatori online approvata dal Parlamento Europeo. In virtù di alcune nuove regole che puntano a portare maggiore trasparenza nelle recensioni sul web quale ad esempio controllando che siano scritte da chi ha effettivamente comprato o usato ciò che viene recensito, ma anche nelle classificazioni sui siti comparativi e nei market place, cercando di rendere noto quando il posizionamento deriva da un pagamento.

Il provvedimento contiene misure per contrastare il fenomeno del “secondary ticketing” e per gestire la cosiddetta doppia qualità dei prodotti. L’Unione Europea sta cercando di rafforzare le tutele per tutti coloro che fanno acquisti nel mondo digitale, grazie ad un aggiornamento delle norme sull’argomento che è stato approvato il 17 aprile ultimo scorso dall’europarlamento. La normativa in questione già concordata con i ministri dell’Unione si è espressa sostenendo che mette al centro i diritti dei consumatori nell’era digitale che stiamo vivendo, cercando di garantire con una maggiore chiarezza sul funzionamento delle graduatorie online e nello stesso tempo rendendo più trasparente l’uso come si è detto delle recensioni sul web e dei prezzi personalizzati. La direttiva che è stata approvata con 474 voti favorevoli, 163 contrari e 14 astensioni, sarà sottoposta all’approvazione formale del Consiglio dei Ministri UE e gli Stati Membri disporranno di 24 mesi dalla data di entrata in vigore per recepirla nel diritto nazionale. Le regole partono da un pacchetto definito “nuovo accordo per i consumatori”, modifica 4 direttive esistenti e precisamente: la 93/13/CE del Consiglio; la 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ed infine la 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

Uno degli aspetti affrontati concerne la classificazione delle offerte all’interno dei market place online e dei servizi comparativi, come ad esempio Amazon, Ebay; Airbnb; Skyscanner, che dovranno rilevare i principali parametri che determinano il posizionamento delle proposte risultante da una ricerca sul sito. Bisogna fornire informazioni ad un consumatore sotto forma di risultati in risposta ad una ricerca senza chiarire l’esistenza di pubblicità o comunque di un pagamento per ottenere una migliore classificazione. Inoltre i potenziali acquirenti dovranno sapere da chi comprano beni o servizi: da un commerciante, dal market place stesso oppure da un privato e se sono stati utilizzati prezzi personalizzati.

Si punta ad una maggiore trasparenza per le recensioni, cui chi fa shopping sul web si affida molto spesso con l’obiettivo di renderle il meno ingannevoli possibile: quando un commerciante dà accesso alle recensioni dei clienti sui prodotti, potrebbe comunicare se ha adottato processi per garantire che le recensioni pubblicate provengano da persone che hanno realmente acquistato o utilizzato i prodotti in questione, precisando quali sono le modalità di svolgimento delle verifiche e il modo in cui vengono elaborate le recensioni e se vengono pubblicate tutte, sia positive che negative o se sono state sponsorizzate o influenzate da un rapporto contrattuale. Dovrebbe inoltre essere considerato una pratica commerciale sleale il fatto di indurre in errore i potenziali clienti dichiarando che le recensioni di un articolo sono state inviate da consumatori che hanno effettivamente utilizzato o acquistato il prodotto in questione quando non è stata adottata alcuna misura.

E’ previsto ancora che va anche vietata la pubblicazione di recensioni e raccomandazioni false, per esempio mettendo dei like sui social media, oppure incaricando terzi di farlo, per promuovere le proprie offerte, e non deve essere consentito manipolare i giudizi dei consumatori rendendo noti solo quelli positivi ed eliminando quelli negativi. La direttiva tratta anche la questione della cosiddetta doppia qualità dei prodotti, commercializzati con lo stesso marchio in diversi paesi europei ma che differiscono, costituisce una pratica ingannevole e quindi da combattere. L’Europa sta cercando di tutelare il consumatore con degli sforzi apprezzabili, ma con la speranza che sia il produttore e sia il venditore che costituiscono parte della filiera siano professionalmente e mentalmente definiti professionisti onesti.

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