TECNOLOGIA

L’Europa e i Digital Innovation Hub

23/05/2019
di Francesco Chiappetta

Il cittadino italiano quando vive momenti di poca soddisfazione pensa immediatamente all’Europa in negativo, mentre forse dovrebbe concentrarsi anche sulle opportunità che questa offre in vari ambiti fra cui quello della digitalizzazione.
 
Quanto si è parlato di Industria 4.0? È stata consumata tanta carta stampata. L’Italia continua a parlare di luoghi della ricerca 4.0. In Europa c’è un apposito albo che riguarda i Digital Innovation Hub che investe i 28 Paesi europei e comprende un elenco di 244 realtà pienamente operative, nel quale l’Italia non è particolarmente presente. Per esempio, per la regione Lazio ce n’è uno solo: il DIHV. Indichiamo di seguito le presenze in Italia con riguardo ai Competence Center: Milano (Made), Torino (Manufacturing 4.0), Padova (Smact), Bologna (Bi-Rex), Pisa (Artes 4.0), Roma (Cyber 4.0), Napoli (Meditech), Genova (Start 4.0). Mentre i DIH presenti sul territorio sono a Milano, Torino, Bergamo, Brescia, Verona, Roma, Belluno, Pordenone, Treviso, Parma, Genova, Firenze, Ancona, Perugia L’Aquila, Potenza, Bari, Catanzaro, Catania, Palermo, Cagliari e Salerno. La SI-IES è coordinatore con Sentieri Digitali del Digital Innovation Hub Virtuale, composto da circa 20 soggetti nelle vesti di componenti ordinari e componenti straordinari. La stampa e i social gli hanno dedicato attenzione anche perché è iscritto nell’apposito albo istituito dalla Commissione Europea e supportato da DG Connect.
L’Europa emana anche bandi per i soli DIHs, in quanto costituiscono un forte network fra i 28 Paesi. In Italia si fa molto esclusivamente sul piano teorico, poiché nessuno pensa che solo coloro che sono presenti nell’apposito albo possono partecipare a tali bandi. A tal riguardo, la SI-IES ha preso contatti congiuntamente a Sentieri Digitali con i 244 DIHs europei costituiti da PMI, mondo della ricerca, Università e altri. Pochi hanno dimostrato un’approfondita attenzione verso la questione nel nostro Paese visto che molti nel chiedere consulenze settoriali temono il conflitto di interesse che potrebbe insorgere fra il consulente esperto in materia e la propria impresa, quando, al contrario, l’idea alla base della creazione di un DIH è il sostegno reciproco. Invece che sfruttare le potenzialità che una tale collaborazione potrebbe portare, un DIH tendenzialmente monotematico, composto da aziende che vorrebbero entrare nel mondo della Trasformazione Digitale, tende a sentirsi in competizione con altri Digital che trattano lo stesso argomento. Chi vuole un potenziale o meglio un concorrente?
 
Alcuni DIH sono stati promossi da Confindustria, Confcommercio, Confapi, ecc. ma molte confederazioni ignorano che ve ne sono anche di “indipendenti” che sono magari associati alle stesse confederazioni citate. Questo aumenta la frammentarietà del fenomeno, piuttosto che riuscire a sfruttarlo appieno.
 
Esiste una strategia strutturata e realmente operativa diretta alle imprese che desiderano fare il salto verso un’organizzazione di tipo digitale? Il mondo cambia, mentre l’Italia in alcuni casi si muove con la solita abituale comitiva compiendo una scelta di campo “perdente”. Ciononostante, continua a rimanerci insieme, fedele fino in fondo. Viene da chiedersi se MISE, MIUR e MAECI abbiano mai realmente valutato le potenzialità del fenomeno rappresentato da questo albo europeo.

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