FORMAZIONE

Dalla formazione tradizionale all'apprendimento continuo: il nuovo paradigma dell'era digitale (seconda parte)

12/02/2020
di Filippo Antilici

[leggi prima parte
 
Per imparare ad apprendere occorre accrescere le proprie abilità cognitive (ci sono molti metodi per farlo, per esempio leggendo di più), sviluppare quelle organizzative di pianificazione e gestione del proprio tempo, ma soprattutto serve allenare le proprie abilità emotive: pensare diversamente dal solito guardando al futuro fuori dalla routine, ricercare delle valide ragioni personali per rimettersi in gioco, fare il punto su chi siamo e quale progetto abbiamo l’ambizione di realizzare analizzando bene le competenze su cui far leva … sono tutti validi sistemi per recuperare una sana motivazione all’apprendimento. Sarà poi questa abilità emotiva a trascinarci lungo sentieri razionali che la mettono in pratica.
 
Anche le menti più fervide nel tempo possono aver perso questi stimoli, prese dalla quotidianità e un po’ sedute sulle proprie confort zone: non c’è nulla di male in questo, se si acquisisce subito la consapevolezza che è giunto il tempo di non farsi più sconti recuperando rapidamente quella stessa curiosità che porta i bambini a chiedere il perché di tutte le cose.       
Una volta fatto questo passo, le alternative sono tante e c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Oggi la tecnologia mette a disposizione diverse opportunità per praticare l’apprendimento continuo, anche a distanza: il web è pieno di risorse, sia gratuite che a pagamento, che permettono di aggiornarsi costantemente su tutto ciò che riguarda il proprio lavoro ed i propri interessi personali, i quali possono a loro volta alimentare nuove occasioni professionali o comunque arricchire il proprio know-how crescendo come persona.
L’apprendimento in formato e-learning offre la possibilità, in qualunque momento, di accedere ad una impensabile pluralità di contenuti molto interessanti, di elevata qualità e soprattutto personalizzabili in base alle esigenze di ciascuno.
 
Già, perché a fondamento del nuovo paradigma di apprendimento continuo c’è un altro concetto proprio di chi ha “imparato ad apprendere”: l’autoformazione, che rappresenta la massima espressione della ricerca di un cambiamento che si è consapevoli di dover traguardare.
L’autoformazione è uno schema mentale tipicamente digitale, lo stesso che ha determinato la scomparsa del manuale di istruzioni nei nuovi prodotti in commercio: la vastità delle informazioni disponibili e degli utilizzi possibili è infatti diventata tale che ciascuno - in base alla propria esigenza e competenza - apprende attraverso l’uso esperienziale di quei prodotti ovvero ricerca in rete esattamente ciò che gli serve.
 
L’esempio appena citato testimonia come già il sistema funziona a regime, quando abbiamo un esigenza. La sfida è capire quando quell’esigenza è meno immanente ma ancor più determinante per il nostro futuro, per intercettarla tempestivamente e soddisfarla attraverso le svariate soluzioni di formazione open source disponibili in rete. Dal video-tutorial per montare una antenna parabolica al corso strutturato in cui si interagisce in un aula virtuale con altre persone, c’è “un mondo” di sapere tecnico, tecnologico e manageriale facilmente fruibile da tutti, gratis o a prezzi ragionevoli, con contenuti formativi di eccellente qualità.       
 
Più queste soluzioni saranno utilizzate, più l’offerta sarà ancora meglio strutturata in termini di vastità, completezza, facilità di fruizione e adeguatezza rispetto al livello di competenze proprio di ciascuno. È un circolo virtuoso, che non è decollato del tutto perché ancora prevale la cultura di attrezzarsi solo quando si incontra l’ostacolo, senza quindi dare il necessario respiro strategico ai meccanismi di e-learning e di autoformazione on line.
 
Un primo passo per innescare questo circolo virtuoso può essere allora quello di integrare nei progetti formativi di e-learning e di autoformazione anche momenti di formazione tradizionale che richiedano ai partecipanti di arrivare in aula “studiati” e che facciano poi da trampolino per i successivi passi di autonomo sviluppo delle competenze, queste ultime magari “cementate” in un altro momento ancora di formazione in aula. Con percorsi, diversi dal fai-da-te, capaci di stimolare e guidare le persone lungo questo nuovo itinerario di miglioramento delle competenze teorico, pratico digitale.
 
Comunque si voglia fare, il senso di urgenza di tutto ciò può essere ben compreso guardando all’intelligenza artificiale, che funziona già con risultati inquietanti in termini di capacità delle macchine di apprendere dagli stimoli che ricevono e di rielaborare costantemente tutte le informazioni vecchie e nuove, migliorandosi di continuo in tempo reale senza nuovi codici di programmazione. Per una volta possiamo prender esempio da ciò che noi stessi stiamo creando nel mondo digitale, senza spauracchi fantascientifici inerenti il rapporto uomo-macchina.
 
Se scatta in ciascuno di noi la consapevolezza che per essere protagonisti del proprio futuro non basta far bene il proprio lavoro ma occorre alimentare costantemente il proprio bagaglio di competenze, il più è fatto: da lì all’apprendimento continuo, che per piccoli passi ci rende migliori, è un attimo.
 
 
Filippo Antilici de Martini di Valle Aperta

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