GIOVANI

Il giovane e il mondo del lavoro

30/04/2019
di Camilla Santoro

Si chiede molto spesso a giovani che aspirano ad entrare nel mondo del lavoro alcune referenze ed esperienze che il più delle volte non posseggono. Si è mai pensato che durante le fasi di selezione molti giovani non rispondono ad esperienze richieste in quanto non sono state mai erogate da parte del mondo accademico in generale. Tutto ciò crea una turbativa al giovane aspirante lavoratore in quanto è messo nelle condizioni di non poter dare risposte affermative.

Cosa fare? L’università dovrebbe intanto cercare di informarlo su come presentarsi al mondo del lavoro, come creare un CV soddisfacente ed ancora mettere in luce cosa il giovane aspira a fare. Il mondo universitario si sta attrezzando in questo senso, ma ancora non si hanno figure idonee per poter trasmettere ai giovani laureati o laureandi cognizioni tecniche ed operative soddisfacenti. Si parla molto spesso ai giovani anche di trasformazione digitale che teoricamente immediatamente apprendono il significato.

Come si può pretendere che un giovane che non ha nessuna esperienza possa descrivere in maniera operativa come trasformare una PMI tradizionale in PMI digitalizzata? Ha mai fatto un giovane esperienza in organizzazione aziendale pubblica o privata che sia per capire come è organizzata un’impresa, quali sono le aree importanti, come relazionarsi verso l’interno dell’azienda, come relazionarsi verso il mondo esterno? Sono delle domande a cui molti giovani non sono in grado di dare, non per colpa loro, delle risposte. Il mondo del lavoro è cattivo in quanto non è disponibile ad assecondare per otto ore e per la durata magari di sei mesi un giovane che a proprie spese salvo qualche piccolo rimborso spesa, affronta con la speranza non solo di acquisire esperienza lavorativa, ma nello stesso tempo, se soddisfacente l’esperienza maturata, di rimanere in azienda.

In una PMI si ha la possibilità di spaziare a partire da ipotesi di progetti finanziati dalla regione, a livello nazionale ed anche in particolare a livello europeo, mettendo nelle condizioni il giovane di capire come questi fondi sono strutturati, come poterli prendere, come fare un progetto, come relazionarsi a livello europeo. Normalmente debbono essere minimo tre soggetti, anche se l’Europa indica sempre di allargare il numero dei partner e creando un mix per fare esperienza di impresa e università. Il binomio dovrebbe rispondere a principi accademici da una parte e nello stesso tempo alla gestione pratica di una PMI.
Il giovane dovrà collegarsi immediatamente in via digitale con l’Europa, vedere quali sono i bandi in essere e se possibile vedere i piani di sviluppo pluriennale affinché possa riflettere e pensare a che tipo di progetto scegliere e non solo, ma anche alla percentuale di successo nel contenuto della proposta. La proposta dovrà essere innovativa, sfidante e convincente ed in ultimo, che è la parte importante, avere delle ricadute concrete dopo l’esperienza del primo triennio di finanziamento del progetto, potendolo presentare alle PMI non solo dei Paesi interessati, ma anche alle nuove realtà, mostrandosi sfidanti, anche se in un momento di trasformazione digitale tre anni di tempo trascorsi per il progetto sono lunghi e moltissime attività sono state superate già nel periodo del triennio di esperienza.

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