AZIENDE

Ecco il distretto del cibo

28/02/2020
di Redazione

Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha emanato un bando avente titolo: “Contratti di distretto del cibo” e vi sono diversi adempimenti. Non a caso il distretto del cibo è costituito con atto pubblico, entro e non oltre 90 giorni dal provvedimento di accoglimento dell’istanza di individuazione, ed ha natura di soggetto giuridico di diritto privato ed è iscritto nel registro prescritto dalla normativa statale per la forma giuridica associativa scelta. Nella scelta della forma giuridica occorre tenere conto della funzione del distretto che è soprattutto programmatoria e di accordo tra le imprese, enti pubblici e società civile ed è finalizzata alla promozione dello sviluppo dei territori e dei loro sistemi produttivi. Se il distretto prevede la partecipazione di amministrazioni pubbliche, la scelta della forma societaria impone il rispetto delle prescrizioni del decreto legislativo 19/08/2016 n.175 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica ed è ancora bene precisare che le spese per la costituzione del distretto sono a carico dei soggetti costituenti.
 
I nostri lettori sono interessati ad approfondire temi di particolare interesse. In questo caso parliamo del bando sopracitato. Il settore dell’agricoltura risulta essere il primo chiamato a confrontarsi concretamente con gli obiettivi del Green New Deal europeo. L’obiettivo è progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente che si coniughi con gli intenti della nuova PAC (Politica Agricola Comune) post 2020, da circa un anno oggetto di negoziato tra Commissione e Stato. Le proposte della Commissione prevedono che almeno il 40% del bilancio della PAC (e almeno il 30% del fondo e gli affari marittimi e pesca), contribuiscono all’azione del clima. La commissione collaborerà con il Parlamento ed il Consiglio per conseguire queste finalità nelle proposte, rispetto anche al capitolo del Green Deal dedicato al settore agroalimentare. La commissione lavorerà con gli stati membri per garantire che i piani strategici nazionali per l’agricoltura riflettano pienamente i contenuti del Green Deal e della strategia: dal produttore al consumatore.
 
I piani non ci sono mentre c’è un duro scontro tra gli stati membri in Consiglio UE. Le proposte PAC di riforma prevedono una delega nella scelta delle misure primarie da premiare, con “criteri di Deregulation” partiti solo da circa 20 anni con il disaccoppiamento degli aiuti europei dalla produzione agricola, ovvero ogni Stato membro vorrebbe essere libero di gestire il proprio budget mentre per alcune questioni dovrebbe vigilare la commissione europea.
 
Per l’Italia invece si riscontrano altri problemi. Andando a toccare la competenza delle regioni nella questione dei fondi UE, per l’agricoltura italiana valgono 5 miliardi l’anno su un totale di 60 miliardi. Uno dei nodi del Green Deal agricolo è la riduzione dei fitofarmaci e dell’agrochimica, da compensare con l’innovazione e i miglioramenti varietali. L’Europa è il primo importatore mondiale di materie prime agricole. Farine e pannelli di soia, commodity per la zootecnia, sono il 97% di importazione. Nell’ultima bozza il compromesso sul futuro bilancio UE prevede che nei prossimi 7 anni ci sia una riduzione di 54 miliardi che corrispondono ad oltre il 14% dei fondi dell’agricoltura rispetto al 2014/2020.
 
L’Italia pare ai nostri occhi sempre come apri-fila, ad esempio per il biologico, ma nessuno ne tiene conto, nella sicurezza alimentare ed anche per le quarantamila aziende agricole che sono impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione. In tutto ciò abbiamo in questo periodo il tema dei distretti del cibo e certamente non è facile non solo per il mondo agricolo ma per i piccoli comuni affrontare il tema così complesso e non particolarmente chiaro partendo dalla normativa, dal contenuto del bando ed anche in attesa di regolamento necessario. Non a caso, nell’art. 4 del Decreto Ministeriale Prot. N. 7775 del 22/07/2019 c’è un’apertura verso le imprese- esterne al distretto- al fine di supportare le stesse sia sul piano delle strategie che della consulenza. Occorre fare una buona pianificazione di marketing e canalizzare gli investimenti pubblici e privati verso una nuova strategia puntando al made in Italy coinvolgendo nel territorio del distretto tutti gli attori e pensando all’interesse del distretto, o, se vi fa piacere, del Paese raccogliendo le adesioni, ove possibile, di tutti gli stakeholders ma anche di pensare a pianificare, possibilmente dal basso, azioni di crescita del territorio.

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