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La trasformazione digitale nella ristorazione italiana

22/03/2019
di Atoll Lau

L'Italia è la patria del buon cibo e i nostri ristoratori sono riconosciuti come eccellenze nell'arte culinaria.

Da una pubblicazione del 2019 della guida Michelin vediamo che in Italia ci sono 367 ristoranti stellati, in crescita rispetto ai 356 del 2018, che portano il nostro Paese al secondo posto nel mondo per numero di ristorante stellati.

Il settore della ristorazione è sicuramente molto lontano dai livelli raggiunti dall’ enogastronomia nel campo della trasformazione digitale.

Dal Rapporto Ristorazione Fipe 2017 si evince che, nei primi nove mesi del 2017, hanno avviato l’attività 10.835 imprese, mentre 19.235 l’hanno cessata determinando un saldo negativo pari a 8.400 unità. Inoltre, i consumi alimentari fuori casa si attestano attorno al 36% dei consumi alimentari complessivi (sono circa 39 milioni le persone che consumano pasti fuori casa) mentre il fronte occupazionale registra una crescita del 3,3% sull’anno precedente.

La competizione tra gli operatori è molto alta, perciò un passaggio alla trasformazione digitale gioca un ruolo molto importante, consentendo al settore di intercettare i clienti reali e potenziali in fase off line e, soprattutto, on line.

La scelta di un ristorante non avviene più in base al passaparola ed alla pubblicità tradizionale, ma grazie alla reputazione del brand di un ristorante su app e piattaforme quali Tripadvisor e The Fork.
A differenza di ciò che pensa il ristoratore, il digitale non soltanto è uno strumento utile a gestire il front end, quindi alla ricerca di nuovi clienti e alla gestione di campagne di marketing, ma soprattutto il back end, cioè la gestione dell’organizzazione del locale.

I risultati dell’analisi “Italian Data Flavour 2018”, condotta su 356 ristoranti stellati nel contesto digitale, evidenzia che sono 2 milioni le prenotazioni online tramite Tripadvisor e 4 utenti su 5 cercano un ristorante su internet prima di effettuare una prenotazione, consultando dalle 6 alle 12 recensioni. La quasi totalità dei ristoranti analizzati (98%) ha un sito internet, ma meno della metà sa farlo funzionare, rispettando gli standard Seo, che consentono di comparire tra le prime ricerche online. Nel contesto social network l’83% dei ristoranti presi in considerazione è presente su Facebook, ma solo il 24% lo aggiorna con costanza (con minimo due post a settimana) e dai dati di Metro Italia, il 47% dei ristoranti, non stellati, non ha ancora nessuna presenza sul web, neanche sui social.

Chi ha saputo sfruttatore il vantaggio della tecnologia sul back end è stata una start up italiana: PassBot.

PassBot sfrutta la tecnologia chatbot e Big Data attraverso Messenger (chat di Facebook) fornendo servizi al ristoratore. Il processo di funzionamento parte dall’arrivo del cliente al tavolo. Successivamente, il cameriere fornisce un codice d’accesso di 6 cifre attraverso cui si può visionare il menù e scegliere con un clic il piatto segnalando eventuali modifiche o intolleranze e la comanda viene direttamente stampata in cucina. Lo stesso, si può usare per chiamare al tavolo un cameriere o comunicare ciò di cui si ha bisogno.

Fillipo Greco, responsabile marketing PassBot, spiega che a tal proposito:
“Noi vogliamo aiutare il cameriere a dare un servizio al cliente veloce agevolante per l'attività commerciale in termini database anagrafici. PassBot non ha bisogno di istruire il cliente perchè è su Facebook. E' una chat che si trasforma in un carrello virtuale che poi diventa realtà davanti agli occhi del cliente”

Ad oggi, si può anche chiedere il conto via chat, ma entro breve sarà possibile pagarlo direttamente via cellulare, con PayPal o carta di credito. La loro soluzione è estesa non solo ai ristoranti ma anche a pizzerie, pub, hotel e stabilimenti balneari.

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