COMUNICAZIONE

Per Zingaretti: autovelox, Cassia bis

10/03/2017
di Francesco Chiappetta

La RAI giovedì 9 marzo in apertura del programma “Mi Manda Rai Tre” ha dedicato un servizio all’uso inadeguato degli autovelox. Sulla Cassia Bis, che abbiamo visto nelle testimonianze del servizio, ce ne sono diversi nello spazio di 5 km. Secondo i cronisti è emerso che molti comuni hanno installato gli autovelox per fare cassa. Questa raffica di rilevatori di velocità, il più delle volte vengono posti solamente a destra, anche in una strada a doppia corsia, dove è obbligatorio il cartello in ambedue i lati della carreggiata. Inoltre, altra discrepanza riguarda la distanza di avviso che deve essere di un km tra cartello e dispositivo di rilevamento, è emerso come denuncia il servizio che più di una volta, tale distanza, raggiunge i 500m appena. La giornalista inviata col suo sopralluogo nella Cassia Bis ha cercato se vi fosse la presenza di modello e matricola di uno di questi autovelox, ma è stata sfortunata e non vi ha trovato nulla. Un particolare riguarda anche i limiti che secondo il codice in una extraurbana dovrebbero essere di 110 km/h, ed invece si trovano segnaletiche che in alcuni tratti indicano da 90 a 70, fino a 40 km/h.

La parte preoccupante viene dal Prefetto di Pordenone, con un’apposita nota, la n° 6104 emanata il 6 marzo, dopo una segnalazione di “ripetute problematiche” da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (vedi Il Sole 24 Ore del 09 marzo ultimo scorso). In sostanza, pur parlando di telecamere di videosorveglianza e di sicurezza urbana, emerge che queste sono fuori legge se sono del comune: “in questo caso, vanno trattate come impianti privati e quindi necessitano di una autorizzazione, che in molti casi manca”. Il nuovo decreto legge sulla sicurezza urbana, n°14 del 2017, ha l’intento di rafforzare le attività dei comuni. È bene ricordare la mancata equiparazione del trattamento dei vigili urbani e quella degli altri agenti in caso di infortuni in servizio. I giuristi hanno molto materiale da vagliare anche sul piano della comparazione tra telecamere per videosorveglianza e telecamere per il rilevamento della velocità. Tecnicamente il dicastero dello sviluppo economico ha ricordato che l’attività di installazione e esercizio delle reti o servizi di comunicazione elettronica ad uso privato sono soggetti ad una autorizzazione generale che si consegue con la modalità prescritte dall’art.99, comma 4, e dall’art. 107 del codice delle comunicazioni elettroniche.

La circolare dalla Prefettura di Pordenone sostiene in maniera esplicita che queste regole valgono anche per i comuni, in quanto le reti di comunicazione elettronica sono da considerarsi ad uso privato, anche se esse sono a supporto delle proprie attività istituzionali o lavorative. La Prefettura di Pordenone scende nel merito facendo alcuni esempi di impianti pubblici equiparati a quelli ad uso privato: le reti per la trasmissione di immagini a circuito chiuso (videosorveglianza del traffico veicolare) o per la trasmissione di dati o fonia tra diversi uffici o sedi. Mi pare chiaro ed evidente che vi siano delle analogie esistenti tra i 2 servizi, in particolare per le telecamere per la videosorveglianza e le telecamere per autovelox, ma ancora più importante è l’aspetto tecnico sottolineato sia dal MISE e sia dalla nota della Prefettura di Pordenone: è sufficiente vedersi il testo unico delle telecomunicazioni del 1933, ripreso nel 1972, per arrivare ai nostri giorni e comprendere le 2 posizioni, sia quella del Mise e sia della nota emenata dal Prefetto di Pordenone.

Sentieri Digitali ha già fatto una lettera al Presidente della Regione Lazio per sottolineare quanto si verifica sulla Cassia Bis, che rientra nel territorio regionale e pertanto è di sua stretta competenza, ma fino ad ora si è sentito solo un silenzio assordante. È mai possibile che in questo Paese debbano intervenire istituti esterni per mettere in luce anomalie? Senza pensare anche ai molti che lavorano per 1000 euro al mese, che devono correre per arrivare al lavoro e si trovano nella cassetta postale una multa salata, magari non regolare, che il più delle volte sono costretti a pagare con grande sacrificio privandosi della pizza che 1 volta al mese vorrebbero pagare ai propri figli?

È inutile guardare la televisione e notare i malesseri di altri Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, quando forse sarebbe opportuno guardare in casa propria; la questione degli autovelox ne è una dimostrazione. Fare cassa non è ne etico ne opportuno, è come la mondezza che ormai siamo abituati a tenercela in casa pur pagando le stesse cifre per un servizio che non c’è, rassegnandoci ad aspettare il fatidico giorno del ritiro. Anche in questo caso per il cittadino non è cambiato nulla, se non il sommarsi di un ulteriore disagio.

Caro Presidente, dia un segnale, come vuole ma si faccia sentire, perchè l’argomento autovelox è diventato di elevata importanza, in primis per i cittadini e poi per i mass media (vedi appunto “Uno Mattina” il 22 febbraio scorso e ora, appunto, “Mi manda raitre”). È inutile mettere delle macchine mobili anche in tutta Roma, pensiamo a via Laurentina, a via di Vigna Murata, che sono ben fornite di semafori, non vi sono molte abitazioni e sono entrambe a buon scorrimento.

In conclusione: il 50% dell’introito viene utilizzato come previsto dai sacri testi per migliorare la mobilità? Aspettiamo situazioni di protesta di fronte anche alla carenza di segnali di comunicazione da parte delle istituzioni.


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