COMUNICAZIONE

Comunicazione politica: il caso Spagna-Catalogna

02/10/2017
di Francesco Chiappetta

Il nostro Paese si riempie sempre la bocca di un messaggio diventato logorante: “rispettiamo le regole”. L’italia da tempo vive sempre con il fiato sospeso in quanto la Corte Costituzionale si esprime pro e contro alcune leggi. Noi cittadini non sempre riusciamo a capirle e a condividerle. La Spagna una democrazia giovane ha vissuto in questi giorni un episodio che tutto il mondo ha menzionato: i cittadini della Catalogna hanno fatto richiesta di fare un referendum in cui chiedono l’autonomia. In linea di principio non v’è dubbio della legittimità della richiesta. Ma ecco che spunta la Corte Costituzionale Spagnola che ritiene che la richiesta sia illegittima. I cittadini potranno fare le barricate sotto casa della Corte Costituzionale protestando e motivando anche le proteste. Aver spinto l’acceleratore nella “disobbedienza” ha portato a tutto ciò che abbiamo avuto modo di vedere in diretta con atti di sopruso e di teppismo. 800 feriti non è un numero trascurabile anzi è preoccupante, l’Unione Europea ha adottato un silenzio assordante facendoci dimenticare per qualche minuto l’inesistenza dell’Europa. È giusto far votare una quota parte del Paese com’è stato fatto? È possibile far decidere a 2,26 milioni di persone su oltre 5,3 milioni di elettori, il destino dell’intera Spagna? Nessuno ha valutato il ruolo del Presidente Rajoy che ha una modesta personalità ed anche poca garanzia di governo. Il Presidente della Catalogna Carles Puigdemont, che conosce bene la situazione spagnola, ha cavalcato le richieste dei suoi cittadini senza avere il vero termometro di quanto è accaduto.

L’intervento della Guardia Civil Spagnola è stato a dir poco improvvisato creando caos e nello stesso tempo un’immagine pessima per il resto dell’Europa. La Spagna con sacrifici è riuscita a riprendersi ma se viene spaccata in due parti, il benessere pende verso il popolo catalano.

Questa posizione deve fare riflettere perchè l’Italia dal 1861 ha una parte del Paese chiamato mezzogiorno, ma purtroppo sono sempre le ore 11, in quanto l’orologio per alcuni, a corrente alternata, è stato fermo. Ragioniamo su una programmazione di tipo industriale e non solo di tipo assistenziale.

Non si giustifica mai la violenza, bisognerebbe esaminare se anche in Spagna vi erano cittadini “non spagnoli”.


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