AZIENDE

Digitale: una leva per crescere che non puņ prescindere da accurate politiche di sviluppo

31/10/2018
di Redazione

Ci sono diversi concetti fondamentali per la crescita del Paese, certamente gli investimenti sull’industria, sulla manifattura italiana, senza dubbio mediante la digitalizzazione dei processi e delle infrastrutture, cosa non scontata e indispensabile per la competitività nei mercati globali. Serve che il governo investa in sviluppo in questo senso, gli investimenti invece sembrano pochi, andando a guardare la legge di bilancio molto invece viene declinato nelle spese correnti.

Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform, nel recente appuntamento di #digitalexcrescere ha citato reddito di cittadinanza e quota 100, in merito ha detto: “serve un reddito di sviluppo non un reddito di cittadinanza, serve una quota giovani non una quota 100”.

Sicuramente tre fattori sono indispensabili per “alimentare” lo sviluppo, sono legati tra loro, sequenziali, e non sono scontati o da sottovalutare: nuove imprese, imprese innovative, innovazione nelle imprese. Va considerato che tutti e tutto è ormai connesso, serve un’innovazione che parte dall’Italia. “Il Digitale è un’occasione per crescere come aziende, come cittadini e come Paese” ricorda Marco Gay.

A detta di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, si afferma l’importanza nelle sinergie delle Università che “sono i luoghi che determinano la cultura dei nostri giovani”. Al centro vi sono sempre le persone, con le nostre imprese e l’economia. Importante anche grazie le scuole e le università costruire un ceto responsabile nel nostro Paese che guardi allo sviluppo, all’innovazione tecnologica e al digitale.  Fondamentale è recuperare il gusto delle sfide, ricordiamoci che dai 540 miliardi di export del nostro Paese, 450 vengono dall’industria.

L’industria 4.0 deve essere anche leva di una politica fiscale che ha chiara l’industria del futuro, dove il digitale è una delle componenti. Nonostante i deficit siamo la secondo manifattura d’Europa, pensiamo alla competitività che può darci la digital trasformation e a dove potremmo arrivare, probailmente saremmo i primi al mondo. Servono però investimenti in infrastrutture, servono risultati e fondamentali sono gli interventi e le iniziative del governo.

Secondo l’analisi del mercato digitale, condotta da Anitec-Assinform in collaborazione con NetConsulting cube, nel primo semestre del 2018 si evidenzia che servono più competenze sul mercato del lavoro, le fatidiche competenze digitali. Si registra un elevato grado di digitalizzazione delle persone, con i propri dispositivi personali, e di contro un basso grado di digitalizzazione delle imprese, in particolare le piccole. Industrie e banche si stanno muovendo più in fretta, ora il processo è più intensivo e accelerato, anche di più delle previsioni. Vi è una preziosa spinta che viene dai competitor internazionali,  invece il settore pubblico è ancora in sofferenza. L’AgID qui dovrà fare del suo. Anche la fatturazione elettronica funge da induzione alla digitalizzazione per le imprese, una cosa che diventa obbligatoraia anche per le PMI ed è imposta dalla PA.

Un altro trend è che emergono ecosistemi e filiere produttive differenti, nuove, vi è un processo di contaminazione digitale interessate del Paese, serve però una trasformazione anche di business, non solo tecnologica: questo il movimento che è già in atto e che deve assecondare sempre più il progresso e lo sviluppo del Paese. il processo avviene attraverso una compenetrazione di tecnologie, processi e strategie.

L’Italia Digitale si palesa come un paese non omogeneo, bensì a macchia di leopardo, un Paese frammentato che combina creatività, innovazione e purtroppo ancora troppa arretratezza. In questo subentrerà il 5G una potenziale leva, una piattaforma interessante in cui si costruiranno nuovi servizi evoluti. Laddove servono infrastrutture poi ricordiamoci dell’importanza dei competence center e dei digital innovation hub territoriali, idee forti che non devono andare perse.

In tutto questo non si può prescindere dalle politiche virtuose che creano un’accelerazione guidata all’innvoazione e alla digitalizzazione del Paese. Industria 4.0 che unisce tecnologie digitali e ICT, non si deve scordare un programma che deve coinvolgere anche le PMI.

Considerando la necessità di competenze digitali, dove servono risorse umane competenti, occorrono dei cluster di competenze correlate tra di loro. Creare formazione, riformare le università, gli istituti tecnici e la formazione nelle PA. Rendere poi queste nuove risrose umane accessibili alle PMI, perchè se sono rare e poco accessibili abbiamo un freno all’innovazione del sistema. Serve una visione di insieme di un grande progetto Paese.


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