SALUTE

Cure per lo spazio

11/03/2020
di Camilla Santoro

Non conosciamo l’identità dell’astronauta, per motivi di privacy, ma attraverso il suo “case study” -pubblicato sul New England Journal of Medicine- possiamo conoscere invece l’importanza e l’efficacia della telemedicina. Ci troviamo a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) che si trova fra 330 e 410 chilometri dalla superficie terrestre ed ha una velocità di 27.600 chilometri orari. È impensabile, o forse perché pensiamo che siano “cose che non succedono nello spazio”, e invece l’astronauta ha dovuto fare i conti con una trombosi venosa, la prima volta che accade un evento del genere in orbita e dunque non esisteva un trattamento per chi non fosse sulla Terra. In più, le scorte di medicinali a bordo erano limitate.
 
La NASA è stata fiancheggiata dall’ematologo Stephan Moll dello Hemophilia and Thrombosis Center, North Carolina University per dare un consulto ed assistere “da remoto” il paziente in orbita. Normalmente per trattare un paziente del genere servono anticoagulanti per almeno tre mesi, in modo che il trombo non si ingrandisca e per evitare che possa spostarsi in altre parti del corpo. Ma il rischio era anche che potessero verificarsi emorragie interne e l’assenza del pronto soccorso nello spazio era chiaramente un elemento altamente rischioso. Il team di medici ha autorizzato il trattamento per circa 40 giorni e una volta finite le scorte di medicinale, un veicolo spaziale di scorta ha raggiunto l’astronauta riuscendo a consegnargli altro anticoagulante. Il trattamento è durato più di 90 giorni e, coordinato da un team anche di radiologi, si è riusciti a fare in modo che l’astronauta, effettuando l’ecografia nella zona interessata dal trombo, fosse monitorato costantemente dalla Terra. Il Dott. Moll è anche riuscito a parlare con l’astronauta attraverso mail e telefonate.
 
È un evento che ha certamente un significato importante sotto tanti aspetti, a partire da quello tecnologico. Ma non bisognerebbe sottovalutare ciò che accade anche sulla Terra, perché le situazioni di crisi si possono verificare anche nelle condizioni più ottimali ed è indispensabile farsi trovare pronti con metodi e processi efficaci. Da diversi anni ormai si parla di telemedicina e continuare a studiare e a fare ricerca in questo settore, anche riportando eventi del genere, aiuta a capire come sviluppare nuovi metodi da essere poi condivisi e divulgati non solo in ambito medico-scientifico ma anche al resto delle persone che devono essere in grado di saper utilizzare i nuovi mezzi tecnologici.

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