SALUTE

Protesi e tecnologia per migliorare la qualità della vita

30/11/2017
di Francesco Chiappetta

Non è facile pensare come progettare una protesi.

L’amputazione o la perdita di un arto rappresentano un’elevata limitazione alla vita quotidiana, perciò l’uomo è in cerca di sempre migliori soluzioni finalizzate al superamento dei limiti associati a tali patologie.

La protesi è quindi un dispositivo medico costruito su misura al paziente allo scopo di recuperare, sia dal punto di vista estetico che funzionale, l’attività motoria dell’articolazione persa, consentendo a ciascun individuo l’acquisizione dell’autonomia ed il reinserimento sociale e lavorativo.

L’intervento di sostituzione protesica articolare non può e non deve limitarsi a ricreare i rapporti anatomici, ma deve rivelarsi funzionalmente utile alla riconquista da parte del paziente di uno schema deambulatorio precedentemente compromesso da un dolore persistente e da un apparato muscolare inefficiente.

Il passaggio dall’amputazione all’applicazione della protesi di un arto non è del tutto automatico, in quanto l’amputato, prima di aver la possibilità di indossare la protesi, deve essere sottoposto ad un’attenta analisi sia dal punto di vista medico tecnico che da quello psicologico.

La fase di progettazione rappresenta perciò un processo complesso caratterizzato dalla fusione di vincoli funzionali e tecnologici, in quanto deve soddisfare i requisiti funzionali di un arto naturale ed allo stesso tempo deve resistere alle sollecitazioni meccaniche, interfacciarsi con l’ambiente biologico e garantire una certa affidabilità nel tempo.

È indispensabile considerare le diverse tipologie di protesi che possono essere policentriche o a singolo asse di rotazione, attive o passive: tra le protesi attive vi sono quelle ad energia corporea (protesi cinematiche che sfruttano il movimento di una regione corporea ancora attiva), quelle ad energia extracorporea (protesi a comando mioelettrico e a comando elettrico) e quelle ibride; tra le protesi passive rientrano quelle cosmetiche, miranti la ricostruzione estetica di un segmento scheletrico mancante e quelle lavorative, generalmente realizzate per amputazioni a livello delle dita o del carpo della mano e costituite da ausili specifici che hanno lo scopo di facilitare l’attività lavorativa.

Tenuto conto di quanto sopra descritto, si intende utilizzare le tecnologie innovative e precisamente la Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata per la riabilitazione dei pazienti, aiutandoli a riacquistare l’attività motoria dell’articolazione persa.

La SI-IES con una società specializzata è pronta ad erogare corsi formativi che aiutino il paziente durante tale delicato processo di riabilitazione.


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