SALUTE

Cellulari intelligenti: verso la telemedicina

06/11/2017
di SI-IES Srl

Si parla sempre dei Paesi in via di sviluppo anche con buoni proponimenti ma nella realtà si arriva sempre a quantificare il tutto con opere umanitarie. Non si pensa mai ad utilizzare le tecnologie innovative quale mezzo infrastrutturale e di servizio utile e a basso costo.

Molti medici che conosciamo specializzati in oculistica si recano in alcuni paesi africani per portare il proprio know-how, visite e interventi a bambini, adulti ed anziani bisognosi. Potrebbe essere utile e opportuno diffondere la conoscenza nella medicina anche con la formazione a distanza, magari anche servendosi di un incontro preliminare in loco, rivolgendosi a dei giovani volontari andando a spiegare, ad esempio, alcune tecniche di telemedicina. Pensiamo ai nuovi dispositivi mobile in commercio e a come ormai l’occhio di questi abbia raggiunto delle capacità di catturare le immagini e di calcolo enormi. Pensiamo se si posizionasse una lente ad ingrandimenti sull’obiettivo di un recente smartphone ad alta definizione a come potremmo visitare un paziente memorizzando e trasmettendo immagini diagnostiche, con la possibilità di inviarle e consultarle a distanza, trasmettendo in tempo reale le immagini ad un altro specialista dall’altro lato del pianeta. In questo modo si potrà constatare in real time lo stato di salute dell’occhio.  Deducendo gravità obiettiva del paziente, determinando che tipo di cura attuare e se è necessario un intervento o meno. Tutto questo permetterebbe di fare un grosso passo in avanti e combattere la "malasanità" anche nei paesi e nei luoghi meno sviluppati.

Avendo delle simili tecnologie supportate dalle adeguate applicazioni, verrebbe fondamentale la formazione ai giovani medici locali, proponendo un ciclo formativo prima, per poi acquisire modalità di intervento, con un paziente che è sempre seguito e monitorato da uno specialista a distanza.

La SI-IES ha fatto delle riflessioni in merito, anche in tempi diversi da quelli attuali dove la tecnologia e l’innovazione erano ancora non adeguati alle necessità del paziente. L’esperienza insegna che è molto importante trasferire a questi paesi la conoscenza, la scienza e l’innovazione tecnologica, al fine di poter crescere e nei limiti del possibile diventare autonomi.

Dal mercato dei device mobile, in particolare degli smartphone, ci rendiamo conto che siamo già a livelli di avanguardia tali da consentire una simile applicazione. Gli smartphone devono semplificarci la vita, in questo caso potrebbero anche salvarcela. Si parla già di elementi di intelligenza artificale e di machine learning.

Huawei ha presentato il primo telefono con il chipset neurale, dedicato alle funzioni di intelligenza artificiale al servizio del benessere umano. La casa cinese ha inserito nel nuovo Mate 10, un processore Kirin 970 con una vera e propria NPU - Neural Processing Unit. Nel nuovo smartphone un chip lavora in parallelo agli altri cervelli del dispositivo. Grazie al primo chipset di questo tipo nel mercato, l’AI consente, ad esempio, di adattare gli scatti fotografici autonomamamente secondo le condizioni di luce, di suggerire nomi di luoghi e monumenti che si riprendono, di correggere l’audio eliminando i rumori di disturbo, di interagire con il fruitore grazie a una comprensione linguistica quasi reale. Un telefono che quindi diventa un assistente.

Approda, dunque, l’intelligenza artificiale nei dispositivi tascabili, lo fa anche Apple con l’iPhone X con cui debutta il Face ID, un sistema che utilizza l’intelligenza artificiale per confrontare il proprio volto archiviato all’interno di un chip criptato e sicuro. Dietro ai sensori troviamo anche qui un chip con motore neurale, l’A11 Bionic dedicato, che va a replicare il funzionamento di una rete umana di neuroni, la capacità è di 600 milioni di operazioni al secondo.

Molti addetti ai lavori invitano ad andare adagio, per alcuni è solo un inizio, "per ora più che di Artificial Intelligence si dovrebbe parlare di Machine Learning", siamo dinnanzi a macchine che imparano acquisendo sempre più dati e conoscenza, macchine che in un domani non troppo lontano saranno nelle tasche di ognuno di noi, perchè non sfruttarle nella telemedicina, sarebbe ancora più opportuno e necessario.


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