POLITICA

La Merkel lascia

30/10/2018
di Francesco Chiappetta

La Cancelliera Angela Merkel lascia la guida del suo Paese, lo ha annunciato tre anni prima manifestando in maniera serena e decisa la volontà di lasciare il mondo che le ha dato particolari soddisfazioni, sia personali che per il suo Paese.

È stata al potete per circa 13 anni e 18 invece al comando del suo partito. Proviamo a fare alcune riflessioni: a livello planetario si è notato, per usare una frase fatta che indica come il mondo sta cambiando, “siamo abituati a vivere alla giornata”, il più delle volte senza avere prospettive e quando si verificano dei mutamenti epocali li subiamo come un macigno che ci cade addosso, senza guardare indietro, riflettere e per poter dire: “era già scritto”.

Come abbiamo ribadito più volte su Sentieri Digitali, “noi siamo un paese intelligentissimo ma sempre il giorno dopo”. La Merkel paga lo scotto sul tema dei profughi siriani che credeva di aver gestito in un’azione intelligente mentre la Germania gli si è rivolta contro. Mostriamo attenzione con la speranza di non sottovalutare alcuni segnali. Se il Paese è preoccupato per l’ingresso di immigrati clandestini, non è sufficiente sentire il Papà che parla di aprire le porte. Aprire le porte normalmente è semplice, la vera difficoltà è che dietro le porte non ci sono ne viveri, ne lavoro, ne assistenza, cioè nulla.

Sentire i soloni che fanno dietrologia politica è molto pericoloso. Il tema va affrontato in maniera reale e non sempre fantasioso. Le fantasie di questi ultimi decenni ci hanno portato ad avere un debito così elevato che è diventato una vera preoccupazione a livello nazionale ed europeo, in particolare, noi siamo un Paese che sposa l’emotività. Ed in alcuni casi, con azioni demagogiche, difendiamo l’indifendibile per paura di perdere un posto di lavoro e in questo caso mi riferisco alla categoria dei mass media che sono stati collocati sia nella carta stampata e sia nell’etere da indicazioni strettamente politiche. A conferma di ciò è sufficiente pensare alle nomine dei consiglieri di amministrazione della RAI, una vera e propria ripartizione politica alla faccia del rinnovamento e dei CV presentati da persone ben titolate e qualificate.

Abbiamo dei sondaggisti a dir poco falliti: “in America vincerà certamente la Clinton”, e ha vinto Trump; in Brasile: “ha molto recuperato l’uomo di Lula”, che è in carcere per noti motivi, il risultato è stato semplice, ha vinto Jair Bolsonaro, ma è subito stato collocato come persona poco preparata. Il Brasile è considerato da molti un continente e l’Italia ha diversi interessi per quanto riguarda l’esportazione, ma noi ce ne freghiamo, spariamo a zero per poi ricrederci il giorno dopo, quando le diplomazie hanno già informato i resposanbili governativi dei vari Paesi interessati. Bolsonaro ha atteso il risultato con preghiere e meditazione, una volta eletto ha subito detto: “sarò difensore della costituzione, della democrazia, e libertà”. Si è detto che è un militare, il poveretto ha fatto veramente il militare ed è arrivato al grado di capitano ed ha lasciato ormai da tantissimi anni.

Le conclusioni sono: siate un po’ più riflessivi, i politici governanti debbono guardare di più agli interessi del paese e non alla sedia di Montecitorio o di Palazzo Madama; uno stop alla TAV cosa vuol dire? Uno studio di Goldman Sachs dice: il governo cade entro giugno.

Per mettere una ciliegina finale: abbiamo letto in questi giorni che i giudici salgono in cattedra, e dicono: “non si boccia in prima media”. Questa è la decisione del Consiglio di Stato ed è stata inflitta una condanna alla scuola di 1700 euro in spese legali, continuando di questo passo sarà la fine del nostro Paese.


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