COMUNICAZIONE

La Rai che non cambia

09/02/2017
di Francesco Chiappetta

A corrente alternata, di tanto in tanto, arriva la comunicazione pubblica riguardante la Rai. Potrebbe essere adeguato affermare che avviene come un sistema ad orologeria, ma in realtà non rispetta tempi costanti. In questi giorni è emerso che molti "mezzi busti", conduttori, giornalisti, ricevono degli stipendi o dei cachet a dir poco vergognosi.

La mia conoscenza personale della Rai viene da lontano: ho scritto 4 testi che riguardano la legislazione della telematica e delle telecomunicazione; sono stato membro esperto del Consiglio Superiore delle Telecomunicazioni e, in questa veste, il Presidente del Consiglio Superiore mi affidò l’incarico di relatore della convenzione Rai - Ministero delle Telecomunicazioni. Tempi difficili, in quanto, già nel passato si verificavano crisi di governo, proprio sulla RAI, e ciò dimostrava già allora l’interesse del mondo politico. Per quanto mi riguarda durante la mia relazione ho ottenuto il voto unanime del Consiglio Superiore in plenaria ed una sola astensione.

In questo momento leggendo la stampa, i nomi che primeggiano sono: Lucia Annunziata; Michele Santoro (che è uscito dalla Rai qualche anno fa con una buona uscita milionaria pari a trenta mensilità del suo ex-super stipendio); Massimo Giletti (è uno dei meno pagati); Bruno Vespa; Piero Angela; Fabrizio Frizzi; Michele Guardì; Antonella Clerici; Fabio Fazio; Flavio Insinna; Carlo Conti...

Molti di questi professionisti al loro inizio erano dei signori sconosciuti; chi li ha messi in Rai? Con quale criterio? Hanno presentato una regolare domanda all’ufficio del personale? Sono stati chiamati con una vera selezione? Questi sono i veri interrogativi da sciogliere. Oggi grazie al loro ingresso riconosciamo queste persone grazie alla notorietà che le è stata concessa per il loro ruolo in Rai. Bisognerebbe pensare ad un contratto particolare. Una volta usciti dalla Rai ed acquisita una certa notorietà, dovrebbero pagare una royalty definita “ad istituti di beneficienza”, in quanto, grazie al mezzo di comunicazione pubblica e prendendo “una barca” di soldi sono diventati noti. Quanti di questi, ed altri, hanno completato il loro percorso universitario e con quale specialistica? Molti di questi, ed altri, sfruttano la notorietà della Rai per poi essere candidati come sindaci, come deputati nazionali, regionali, ed europei. Per molti giovani che aspirano a entrare nel mondo del lavoro tutto questo è precluso, non riescono nemmeno ad ususfruire delle leggi che facilitano l’accesso al mondo del lavoro, con una cifra che arriva complessivamente (è il caso di dirlo) a 500 euro al mese. Tutto questo non frega a nessuno, anzi, questi signori commentano con molta sorpresa questo trattamento. Molti dicono: “è un servizio pubblico, pagato dai cittadini con il canone”. Il tetto previsto da leggi del nostro Paese che riporta che non si deve superare i 250.000 € l’anno, in questo caso non vale? Perchè? Altrimenti cosa succede? Questi signori lasciano la Rai e vanno alla concorrenza? Ma la concorrenza paga gli stessi stipendi? Ha lo stesso apparato? Ha i medesimi dipendenti? Ha tutto il parco delle frequenze che ha la Rai? Riflettete gente!


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