ECONOMIA

Covid-19 e l'organizzazione del lavoro

23/04/2020
di Francesco Chiappetta

Premessa: l’organizzazione internazionale del lavoro- OIL- il 18 marzo ultimo scorso ha pubblicato alcune note: “Covid-19 and World of Work: Impacts and Responses” per dare una prima valutazione dell’impatto del virus sul mercato del lavoro. Da qui parto per cercare di parlare dell’organizzazione del lavoro “post Covid-19”. Tutti noi siamo stati bloccati presso le proprie abitazioni e nel contempo vi sono state anche delle misure di quarantena per contenere il virus che sta determinando uno shock economico identificato non solo dal dato che riguarda l’offerta, a causa della interruzione e/o del rallentamento di buona parte sia della produzione e sia dei servizi, ma anche dal dato della domanda che a causa della inattività obbligata di gran parte della forza lavoro si sta traducendo con inevitabili e pesanti ripercussioni sui consumi. Da una analisi effettuata si è cercato di ipotizzare che sia interessato tra il 40 e il 70% della popolazione mondiale. Fare degli scenari è un po’ difficile e poi vedremo anche il perché ma partendo dall’ipotesi di tipo ottimistico sulla situazione attuale dell’emergenza sanitaria, sappiamo che più di 4,5 miliardi di persone sono confinate a causa del Covid-19 in tutto il mondo, almeno alla data del 23 aprile, e questo fa ben sperare in un rallentamento imponente della diffusione del contagio.
 
Lavoratori, studenti, tutti ritornano e sono ritornati alla propria abitazione e 2.611.182 sono i contagi da Covid-19; 181.235 decessi in tutto il mondo; 187.327 casi di contagio in Italia, terzo paese più colpito dopo USA e Spagna e 25.085 decessi registrati in Italia, taluni sostenendo il doppio. Poi vi è lo shock di tipo economico che ha inciso sui guadagni per circa 860 miliardi di dollari ma si parla anche di una seconda e di una terza ipotesi rispettivamente di 1720 miliardi di dollari e 3440 miliardi di dollari. Ed ancora, la crisi economica determinata dal virus, è destinata a colpire alcune categorie di lavoratori e tra questi: i giovani, gli ultra 55enni, gli immigrati, le donne e le categorie non protette. Pare chiaro che con questi indicatori si stia andando, o meglio siamo, in recessione economica a livello globale. Bisogna intervenire con la massima urgenza per la protezione dei lavoratori sul posto di lavoro, la stimolazione dell’economia e della domanda del lavoro ed anche il supporto dell’occupazione e dei guadagni. Negli USA la domanda di disoccupazione cresce in una settimana da 280mila a circa 3 milioni di unità. Il PIL del nostro paese è stimato che avrà una perdita intorno al 10% in un anno. Per poter cercare di scrivere su una nuova organizzazione del lavoro bisogna aspettare la conclusione dell’“esperienza Covid-19” ed ancora la durata dell’emergenza che trascinano con sé sia il cambiamento delle abitudini e del comportamento sia la tenuta del tessuto produttivo.
 
Oltre la durata bisogna pesare i provvedimenti emanati a partire da quelli di carattere economico, fiscale, normativo che verranno presi. Partendo dall’esperienza maturata dello smart working emerge che l’uomo si adatta alle circostanze e al bisogno con molta facilità. Bisognerebbe vedere con il lavoro espletato che tipo di perdita o meno ha avuto il mondo dell’impresa e le relative conseguenze. Non a caso il governo ha messo a disposizione alcune cifre pari a 400 miliardi che sono solo per le garanzie, mentre per le PMI 25milioni ma stiamo parlando di piccole gocce in un mare aperto.
 
Si parla di un’Europa che dovrebbe “bussare” alla nostra porta per testimoniare la sua presenza anche se taluni sostengono che questa azione sia stata già portata avanti e altri ancora che l’Europa non si sia vista. Anche qui un invito a non giocare sulla pelle delle persone e non fare retorica con una ricostruzione dell’Europa a partire dal 1957 ad oggi. Il paese ha bisogno di porre domande ed avere delle risposte in tempo reale. L’epoca della PA costituita dal governo, della PA centrale e periferica non serve più. Si ha necessità di avere dei manager che sappiamo muoversi, capire il problema e dare una soluzione e non commettere i risaputi errori del Mes che hanno letteralmente diviso la popolazione a colpi di disinformazione. Basterebbe spiegare in modo documentato e chiaro che le regole sono cambiate e si eviterebbe un ulteriore disordine di umori.
 
La stessa questione riguarda l’Italia che deve intervenire verso le PMI in maniera massiccia dando soldi a fondo perduto e magari abolendo quota cento e reddito di cittadinanza per provare a dare un segnale al paese. Non serve fare assistenza ma puntare concretamente sul lavoro. È stata avanzata l’idea di impiegare coloro che prendono il reddito di cittadinanza a lavorare nel settore primario fortemente colpito dall’emergenza, e, se dovessero presentarsi difficoltà burocratiche, si potrebbe adottare la strategia di Conte con un DPCM (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri). Qualcuno diceva “volere è potere”. In questa circostanza bisogna intervenire. L’organizzazione del lavoro sarà certamente mutata e ciò comporterà la perdita di milioni di posti di lavoro. Cosa fare per affrontare il virus nessuno lo sapeva ma adesso con gli esperti in campo si spera di farsi trovare preparati a nuove misure e situazioni drammatiche come questa. Ci sono 15 commissioni pari a 450 consulenti e se anche solo il 10% di queste persone è preparato e competente si potrebbero già evitare grossi errori a lungo termine.
 
La soluzione sarà certamente l’utilizzo delle tecnologie innovative, tradotto il digitale. Speriamo che non siano commessi i medesimi sbagli di quando in questo paese è entrata l’informatica che alcuni sostenevano avrebbe incentivato la perdita dei posti di lavoro. Purtroppo, continuano a pronunciarsi con i medesimi commenti enunciando anche che ci saranno altro tipo di opportunità per coloro che non hanno un lavoro. Noi ci auguriamo soltanto che le lezioni del passato abbiano una valenza concreta, senza dover attendere elezioni comunali, regionali, politiche e che il governo, per la parte di competenza, inserisca giovani dotati di capacità e voglia di lavorare nel mondo produttivo, avendo loro le idee più chiare per quanto riguarda l’aspetto dell’innovazione e sperare che siano immuni dall’effetto della burocrazia.

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