FINANZIAMENTI EUROPEI

Finanziamenti Europei

21/02/2019
di Si-IES srl

I nostri lettori hanno avuto modo di leggere e verificare il nostro impegno nel contesto dei finanziamenti Europei. La UE eroga finanziamenti per Programmi in più settori, dallo sviluppo urbano e regionale, all’occupazione e inclusione sociale, all’agricoltura e allo sviluppo rurale, alle politiche marittime e della pesca, alla ricerca e innovazione e agli aiuti umanitari.

La gestione dei fondi crea diversi problemi nella fase gestionale in quanto vi sono delle norme rigide che non consentono di operare con semplicità. La responsabilità dei fondi ricade sul collegio dei 28 commissari europei. Da parte dell’Europa arrivano segnali di possibile semplificazione per il prossimo programma di finanziamenti, per quanto riguarda contenuti, comportamenti e gestioni. Oltre il 76% del bilancio UE è gestito in collaborazione con le amministrazioni nazionali e regionali, con un sistema di “gestione concorrente”, essenzialmente mediante 5 grandi fondi: Fondi Strutturali e di Investimento (FSI), Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE), Fondo di Coesione (FC), Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), e, infine, il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca (FEAMP). Vi sono altri fondi gestiti direttamente dall’Unione Europea. Detti finanziamenti sono erogati sotto forma di sovvenzione e appalti. La presentazione delle domande di finanziamento riguarda le PMI, le organizzazioni non governative, i giovani, i ricercatori, gli agricoltori e le imprese rurali.

In Italia il contributo verso l’Europa e i ritorni dei finanziamenti inutilizzati è ancora da ritenersi sperequato. Non a caso, molti fondi a fine anno rischiano di essere persi per mancato utilizzo. Le aree regionali del nostro Paese che possono usufruire dei fondi europei comprendono tutta la penisola, con alcune differenziazioni. Le aree favorite nel nostro Paese ricadono normalmente nell’area delle regioni, cosiddette, meno sviluppate, ovvero con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-27, e in quella delle regioni in transizione, con un PIL pro capite fra il 75% e il 90% della stessa media. Il vero problema è la poca disponibilità delle varie regioni interessate nel nostro Paese, che mostrano capacità conoscitive, informative e propositive non sempre adeguate.
 
I soggetti interessati, il più delle volte, si trovano dinanzi ad ostacoli che devono superare con le proprie forze. Un altro elemento da non trascurare è quello del mondo della ricerca e delle università. Quasi tutte le università hanno uno sportello dedicato per i progetti europei, ma il personale talvolta non è particolarmente preparato e adeguato e, quindi, non particolarmente propositivo. Se le varie confederazioni del lavoro, industria, commercio, artigianato e ordini professionali fossero un po’ più coesi e pronti a dare contributi innovativi al fine di avere dei progetti innovativi e sfidanti, sarebbe minore la perdita di tempo da parte di chi presenta proposte e lo scoraggiamento nel presentare altri progetti. Da poter migliorare anche la poca prontezza da parte degli organi proposti, sia nella organizzazione amministrativa centrale che locale nel valutare i progetti e nel gestire i contributi previsti secondo le norme, evitando anticipazioni molto forti e da parte delle PMI, che continuano a essere sempre all’ultimo posto per ricerca, sviluppo e formazione.

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