ECONOMIA

Colao

03/06/2020
di Francesco Chiappetta

Vittorio Colao è conosciuto come manager delle telecomunicazioni. È stato chiamato dalla presidenza del Consiglio per essere a capo dei 500/700 consulenti con l’aspettativa di avere un piano per poter ripartire dopo il Covid-19. La prima notizia è che abbiamo un debito pubblico di oltre 2.400 miliardi e una consequenziale ricetta: usare l’ingente patrimonio immobiliare pubblico per ridurre il maxidebito del nostro Paese. Valore: 300 miliardi di asset. Le previsioni del governo per il 2020 delineano un disavanzo pari al 10,4% del PIL ed un aumento del peso del debito sul PIL di 21 punti percentuali, al 156% (vedere gli altri 26 paesi UE) per un totale di oltre 2.500 miliardi di euro. “Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della diminuzione delle sfide di fronte a noi”, ha detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Come procedere? La strada da percorrere appare tracciata da un’“altra ricetta”: per prima cosa bisogna lavorare per fare crescere il denominatore del rapporto tra debito e PIL: “ecco la soluzione”. Invertire il trend del prodotto interno lordo dal momento che a causa del lockdown nel primo trimestre è sceso del 5% e con ogni probabilità calerà ancora di più nel secondo. Dunque? C’è bisogno di una “rottura rispetto all’esperienza storica più recente e bisognerà sciogliere quei nodi strutturali che per troppo tempo non siamo stati capaci di allentare”, ha aggiunto Visco. La Banca d’Italia dice (altra soluzione) che la produttività del lavoro dovrebbe aumentare di circa lo 0,8% all’anno nel periodo tra il 2023 e il 2032. Ma se si prevede la chiusura di circa il 30/40% di PMI, con chi parliamo se bussando alle porte delle PMI non c’è neanche più il campanello?
 
Per mettere in carreggiata l’Italia un contributo determinante potrà arrivare anche dal taglio del debito, facendo ricorso al mattoncino di Stato. Poi hanno scoperto, i membri della commissione Colao, che c’è una ulteriore notizia: quella di fare asse con gli enti locali considerando che gran parte del patrimonio, ben il 76%, secondo i dati del Ministero dell’Economia (2018), sono nella disponibilità di regioni, province e comuni. Ecco che si alimenterebbe un fondo co-partecipato da Stato ed Enti locali per un importo compreso tra 100 e 200 miliardi gestite dalla sgr di Cassa Depositi e Prestiti le cui quote verrebbero destinate a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche. Ma non finisce qui. Nel fondo, oltre agli immobili, confluirebbero anche le risorse annue di Banca D’Italia e partecipazioni in società quotate e titoli. Le quote potrebbero essere offerte alla BEI, alla BCE. Intanto il Demanio ha in gestione 42mila beni pubblici per 61 miliardi di valore tra uffici, abitazioni e caserme.
 
Per concludere: ricordiamo il Decreto rilancio, il salvataggio di Alitalia, art. 202 per mezzo della creazione di una nuova crew a maggioranza che attingerebbe i 3 miliardi di euro necessari al decollo anche dai proventi delle dismissioni immobiliari di Stato. Se le indicazioni saranno confermate, potremo dire che è una tesi fortemente compilativa e quindi vale il voto d’ingresso in quanto di sperimentale non c’è nulla. Colao è noto per la sua esperienza nel campo delle telecomunicazioni e quindi non c’è nessun rifiuto. Non si poteva pensare ad un professore della facoltà di ingegneria civile esperto in scienze delle costruzioni. È un suggerimento per il Presidente Conte, con la speranza che l’ingegnere possa parlare di digitalizzazione, telecomunicazioni ed informatica.

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