SMART CITY

Intervista a Carlo Infante, Presidente di Urban Experience

20/09/2012
di Anna Giannetti

Abbiamo intervistato, Carlo Infante, esponente di spicco della Roma Creativa, intellettuale raffinato, docente free-lance di Performing Media, autore di importanti libri sul ruolo dei nuovi media nell’educazione e nella creatività, presidente di Urban Experience e fondatore degli Stati Generali dell’Innovazione che promuove l’evento Roma Smart City.

D.: Carlo, perché un progetto Roma Smart City? Come può Roma, città monocentrica ma tentacolare, entrare a far parte di un progetto-sistema intelligente, ordinato e coerente e contribuire a diffondere culture, idee e nuovi servizi?

R.: Una città, il suo essere spazio pubblico, ha bisogno delle idee e delle competenze di chi la abita, cittadini e turisti o semplici fruitori occasionali che sono in grado d'interpretare, da diversi punti di vista, le dinamiche di una città, intesa come spazio pubblico urbano. La città partecipata e collaborativa che auspico è una città che sappia attivare processi attraverso cui i cittadini possano mettersi in gioco, promuovendo partecipazione e di conseguenza sviluppare particolari ambienti sociali, a partire da quelli nel web, perchè possa tradursi in collaborazione attiva e progettuale.

Il punto sostanziale è quali forme dare alla partecipazione, riconoscendo in primo luogo il modello multistakeholder che contempla la molteplicità dei punti di vista dei vari portatori d'interesse, sulla base di una visione e una competenza più orizzontale (quale il radicamento in un territorio) piuttosto che verticale ( i professionisti e i politici). Ciò non comporta ovviamente una contraddizione tra questi diversi piani, anzi, se pensiamo ad alcuni approcci evoluti come quelli dell'urbanistica partecipativa o dei bilanci partecipati. Una straordinaria condizione abilitante è stata data in questi ultimi anni dal web 2.0 che ha permesso di dare alla partecipazione una forma emblematica, quella connettiva, basata sul serrato scambio di comunicazione on line che ha di fatto liberato una nuova energia sociale.

E' questa la sindrome del sistema Italia: da una parte c'è chi lancia il cuore oltre l'ostacolo, dall'altra si perpetua un'esistenza come s'è sempre fatto. Ma il nodo è arrivato al pettine. Non si può più fare ciò che s'è sempre fatto: il sistema si sta estinguendo per obsolescenza.

C'è una nettissima affermazione, ben affilata, di Richard Buckminster Fuller che mi sostiene in questa riflessione: “Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.

Il recente piano Smart City è un’iniziativa dell’Unione Europea per promuovere una politica nel settore delle tecnologie per l’energia. Un ambito in cui sviluppare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2020, ma il suo orizzonte temporale è esteso fino al 2050, data entro cui il piano si propone di ridurre le emissioni di gas serra fino ad un massimo del 90%, sviluppando nuove metodologie e nuove tecnologie per la produzione e l’uso di energia a basse emissioni di CO2. L’Unione Europea intende coinvolgere in progetti pilota fino a 25 città/aree metropolitane, impegnando risorse per circa 12 miliardi di Euro per finanziare azioni ed interventi nei settori delle Costruzioni di edifici ad alta efficienza energetica e nella Mobilità sostenibile.

L'intento è quindi quello di trasformare le aree urbane in un ambiente accogliente per i cittadini e per le imprese, ottimizzando la dotazione infrastrutturale degli ambienti urbani. Allo stesso tempo è però evidente che un'intelligenza delle città non può prescindere da un'intelligenza dei suoi cittadini, un valore che va sollecitato, promosso attraverso processi di partecipazione e valorizzazione del capitale culturale, ambientale e sociale delle città.

In questo senso si sta combinando accanto al concetto di Smart City quello di Smart Community, inteso come condizione abilitante di cittadinanza attiva. Ma la partecipazione va convogliata, ha bisogno di forme perché possa incidere negli orientamenti della governance pubblica.

Una direzione su cui porre attenzione è, in tal senso, verso quella creatività digitale che alcuni giovani autori multimediali stanno esprimendo con progetti di comunicazione pubblica interattiva rivolti alla dinamizzazione della partecipazione attraverso i social media. Come quelli selezionati recentemente a Rio de Janeiro per il concorso Living Labs Global Award 2012, tra cui spicca #SMART un progetto italiano di un mio studente, Pasquale “paco” Direse.

Il Progetto #SMART è una piattaforma cross-mediale che combina un'applicazione mobile con degli urban screen, schermi urbani interattivi disseminati nella città. Gli schermi rileveranno automaticamente l'attività dei social media e i flussi di notizie prodotti dai cittadini attivi che useranno, in particolar modo su twitter, con delle hashtag predefinite (chi scriverà #SMART, ad esempio, vedrà il suo tweet raccolto automaticamente dal sistema). Un sistema software open source valorizzerà così le interazioni degli utenti e le andrà ad elaborare in una visual poetry di particolare impatto visivo. Questi urban screen rifletteranno così il tessuto connettivo delle informazioni e del citizen journalism prodotto nella città, inserendolo in una sorta di visionaria mappa georeferenziata.

L'installazione avrà un'ulteriore valenza interattiva attraverso delle web cam che permetteranno ai passanti d'interagire con il proprio corpo sulle parole orbitanti nello schermo: gli urban user potranno così diventare i content manager delle informazioni raccolte dal sistema di performing media.Il progetto #SMART realizza di fatto dei graffiti digitali dinamici e interattivi, prodotti dagli utenti e una volta visualizzati sullo schermo giocati, agiti attraverso una soluzione d'interaction design, ludica e partecipativa.


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