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ANALISI

La scoperta del grafico


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Marianna Stillitani
06-02-2014

Il termine "grafico" è stato usato per la prima volta nel 1922, nel saggio "New Kind of Printing Calls for New Design", scritto dall'illustratore americano William Addison Dwiggins, per definire una serie di discipline artistiche che si concentrano sulla comunicazione visiva.

Da quel momento la grafica, e la figura del grafico, muta di decennio in decennio.

In Italia, per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, fino a buona parte dei Settanta, il polo economico dominante è situato al Nord del Paese. Città come Torino, Ivrea, Bologna, Milano, sono infatti al centro dell’attività produttiva.

In particolare proprio Milano, assumerà il ruolo di guida nell’orientare la riflessione teorica sul fare grafica.

Di conseguenza sarà la cultura funzionalista milanese ad influenzare in modo dominante il mestiere di grafico in Italia, almeno fino agli “anni di piombo”.

È proprio nel 1980 che si percepisce la necessità di un primo, grande cambiamento: si ipotizza dunque l’esistenza di un ambito generale in cui opera ormai il progettista grafico, ambito che verrà definito come quello della “comunicazione visiva”.

 

Parlando oggi con chi il grafico lo fa per lavoro, la prima cosa che si evince è la sua volontà di non associare alla propria arte il termine, a suo dire abusato e pretenzioso, di “professione”, ed il suo preferire ad esso l’idea di “mestiere”, che evoca qualcosa del “mistero” dell’artigianato e della cultura del gesto.

Dire "grafico" è come dire "creativo", ma un soggetto creativo non sempre è un grafico. Si può essere creativi per necessità, per diletto, spesso per indole, ma per svolgere il mestiere del grafico vi è la necessità di integrare le proprie virtù naturali con lo studio, seguendo un percorso formativo adeguato, al fine di apprendere l'arte del promuovere, del comunicare, lo studio del processo di creazione che sta alla base di ogni elemento grafico in cui ci si imbatte quotidianamente, grazie alle tecniche di branding, di grafica pubblicitaria, passando, inevitabilmente per lo studio della storia della grafica, intesa come comunicazione visiva, dalla prima forma riconosciuta di marchio, fino alla più recente rivoluzione digitale; una storia che attraversa le conquiste del progresso tecnico, la diffusione dell'immagine fotografica, la pubblicazione dei più importanti periodici nell'arco del XX secolo, la grafica istituzionale, quella aziendale o di pubblica utilità, unite tutte da un unico obiettivo: quello di risultare vincenti arrivando al potenziale pubblico attraverso un'immagine.

Oggi il settore della grafica è considerato tra i più emergenti. Le stesse imprese hanno, negli ultimi anni, finalmente intuito l'importanza del ruolo strategico dello studio del proprio brand che le porterebbe a risultare più competitive sul mercato, sebbene esso sia semiparalizzato dalla situazione economica attuale.

E' evidente che la branca della grafica possegga tutte le caratteristiche utili ad essere considerata una nuova forma di business per il privato (aziende, grandi industrie, PMI), ma anche per il più vasto ambito pubblico: si pensi a quello che, in un'ottica internazionale, è considerato il brand "Made in Italy". La valenza e l'importanza della qualità del prodotto italiano, che sia esso appartenente al settore enogastronomico o vestiario, è riconosciuta in tutto il mondo.

 

E allora perchè lo Stato Italiano non investe in un settore così importante? Perchè la figura del grafico, sebbene sia cambiata negli ultimi anni, in Italia,  non vede ancora riconoscersi l'importanza che merita?

Inevitabile a questo punto risulta denunciare la grande carenza, rispetto alla comunicazione visiva, degli istituti di studio pubblici in Italia, in particolare nell’ambito universitario, e nei percorsi formativi idonei.

Sul territorio italiano sono presenti scuole, accademie e istituti privati che offrono percorsi formativi mirati alla preparazione di figure professionali inerenti a tale ambito, ma c'è bisogno di un canale diretto più resistente tra la pura "teoria accademica" che offrono questi istituti, e "l'industria", canale che sarà rafforzato quando lo Stato Italiano deciderà di investire sul proprio futuro e di presentarsi al mondo chissà, con un'immagine diversa!

 

 

 
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