SOCIALE

DECRESCITA FELICE O INFELICE?

11/03/2019
di Riccardo Ruta

Gli umori politici sono spesso strani e contraddittori, quello che oggi viene accettato a volte è senza ragioni apparenti può essere scartato a distanza di non molto tempo.
 
Ne sono testimonianza i sondaggi di opinione che spesso non rivelano il vero andamento della opinione pubblica, anzi possono condurre ad errori anche grandi nella valutazione delle reali tendenze: vedi ad esempio quelli preelettorali.
 
Parliamo delle opinioni di carattere più generale affidate a severi valutatori e studiosi dell'animo sociale, delle aspirazioni e valutazioni di strati più consistenti di cittadini.
 
Un certo successo hanno avuto gli inventori di un ossimoro originale, anche se non facilmente comprensibile e cioè “DECRESCITA FELICE".
 
Nella sua apparente ambiguità lessicale vorrebbe rappresentare un iter giustificativo di situazioni man mano peggiorative dell'andamento economico e delle attese dei cittadini, che porterebbe nel tempo ad un sensibile abbattimento reddituale tra ceti più abbienti e categorie maggiormente svantaggiate, insomma al "peggio non c’è mai fine" mitigato da considerazioni di pianificazione del malessere su più classi, pervenendo quindi ad una sostanziale giustizia sociale generata da un malessere generalizzato, con il risultato giudicato largamente positivo di livellare lo status generale della popolazione verso il basso: in pratica la scomparsa del CETO MEDIO. O se preferiamo l'imposizione del risultato definitivo del marxismo leninismo integrale direttamente e senza le tappe intermedie della graduale abolizione della moneta e della attribuzione di mezzi di sostentamento corrispondenti ai propri meriti e necessità.
 
Per dirla con l'Imperatore Carlo Quinto ad alcuni suoi sudditi "...estote todos muertos de Hambre..." anziche' "Caballeros".
 
Alcune considerazioni intervengono sulla situazione appena illustrata. Qualsiasi evento, anche mal posto come quello appena descritto, mostra un divenire di fatti ed eventi correlati tra di loro in senso logico e consequenziale.
 

Ogni cultura raccoglie atti, fatti, avvenimenti che posseggano senso logico ed intelleggibile, dettati da impulsi ed atti umani voluti ed espressi per soddisfare finalità sociali ampiamente condivise.
Ma il punto è proprio questo: la finalità sociale di far stare tutti male non è largamente intesa e compresa.

La decrescita infelice forse va bene come battuta, ma non viene neanche compresa.
Perchè il bene costituisce l'aspirazione finale degli esseri umani e il male è invece compatito e tollerato, ma non è il fine dell'UOMO.
 
E chi aspira al male non pretende mai di generare una categoria socioeconomica ispirata alla perfidia in sè stessa, ma unicamente a soddisfare i propri sentimenti di basso rango.

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