POLITICA

Elezioni americane: riti collettivi da casa

22/05/2020
di Camilla Santoro

Come si voterà quest’anno negli Stati Uniti d’America? The Donald e i repubblicani converranno che sarebbe utile estendere il voto postale anche agli altri Stati? L’unica cosa certa è che gli americani saranno chiamati al voto il martedì successivo al primo lunedì di novembre, un giorno oramai diventato una tradizione a partire dalla seconda metà dell’Ottocento per ragioni quantomai logiche e legate alla vita lavorativa degli americani. Andare a votare di domenica significava privare la maggior parte dei cristiani della messa. Inoltre, la viabilità: gran parte della popolazione all’epoca era distribuita nelle zone più remote del territorio e non c’erano mezzi di trasporto moderni per raggiungere in tempo i seggi. Per questo i cittadini dovevano intraprendere un lungo cammino per raggiungere i seggi e saltare la sopracitata messa domenicale. Anche la scelta del mese ha un suo perché: novembre era il periodo successivo al raccolto autunnale e prima che neve e ghiaccio bloccassero le strade in molte zone. Insomma, si andò incontro alle esigenze dei cittadini e si mantenne questa abitudine. Ma allora perché anche in questi tempi di emergenza sanitaria, economica, sociale, psicologica non si va nuovamente incontro ai cittadini? La pandemia ha sconvolto buona parte, se non tutta, delle nostre vite e del nostro modo di pensare e con questo sconvolgendo anche l’organizzazione del voto che si terrà il 3 novembre in America per l’elezione del nuovo presidente, della Camera e di un terzo del Senato.
 
I comizi quest’anno si sono svolti in modo alternativo per ovvie ragioni e quindi non più folle per strada, nelle palestre delle scuole, nei teatri o country club per ascoltare le orazioni dei due rivali in questione- Biden e Trump- ma su Zoom. Così come le raccolte fondi per la campagna elettorale si fanno con eventi su Zoom. Sarà la campagna più virtuale di sempre ma anche la più costosa perché adesso alla richiesta da parte della politica ad industriali e star dello spettacolo di finanziare le elezioni si aggiunge quella delle organizzazioni pubbliche e private che per fronteggiare la lotta al virus, inteso in tutti i suoi aspetti sanitari, economici e sociali, hanno bisogno di finanziamenti cospicui. Ma le casse di queste personalità influenti, seppur massicce, non sono infinite e repubblicani e democratici dovranno disporre eventualmente di un’altra strategia per restare sul campo di gioco a pieno titolo.
 
Niente più strette di mano e selfie visto che sono molto lontani dal rispetto del distanziamento fisico ma più smartphone alla mano per seguire le elezioni comodamente dalla cucina o dal divano. E lo stesso vale per i due contendenti: entrambi over 70: chi dalla torre e chi dalla riva del fiume si stanno risparmiando viaggi “ping-pong” in lungo e in largo per gli USA. Del resto, nessun dato, sulle campagne presidenziali, conferma che a seconda di dove i candidati fanno i comizi, avranno un impatto sul voto (Stuart Stevens, consulente politico). Forse la stessa cosa sta accadendo con lo smart working. Niente più viaggi che fanno perdere tempo, energie e che incrementano solo l’emissione di anidride carbonica ma conferenze online più smart, efficaci in cui la puntualità è garantita.
 
La partita è aperta e vedremo se The Donald cederà ad una estensione del voto postale in vista anche della minaccia di una ripresa dei contagi nella stagione fredda.

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