ECONOMIA

Il ceto medio, una realtÓ italiana

04/01/2018
di SI-IES Srl

L’assenza dei mass media nella discussione sul ceto medio del nostro Paese è assordante. Se fosse possibile fare un’analogia diremmo che è come quell’assenza di argomentazioni per tutte le persone per bene del nostro Paese che nemmeno vengono considerate.

I dati sono allarmanti: 7 milioni di poveri in Italia, dato ufficiale, ma poi, come avviene per le tasse mediamente, vi è sempre un + x% da considerare. Se andiamo a fare alcune ricerche/considerazioni non mi stupirei se si scoprisse che in realtà il volume raddoppia, e spero di sbagliarmi.

Perché non c’è nessuna reazione? Perché non si fa nulla? Come si può presentare una proposta al parlamento? Come possiamo dare indicazioni al governo? Perché non far creare un sottosegretario nel prossimo Governo presso la Presidenza del Consiglio se possibile con la definizione: “il ceto medio realtà italiana”.

Sentieri Digitali non è la prima volta che si interessa dell’argomento, la middle class è stretta tra i veri benestanti ed i poveri, compreso il 35% di giovani del nostro paese che sono senza lavoro.

La SI-IES è proprietaria del dominio: www.ilcetomediorealtaitaliana.it che andrà a costituire un sito a disposizione del Paese, un’iniziativa di un programma che intende essere presente sul territorio nazionale con riferimenti regionali. Sarà creato un portale nazionale con obiettivi e programmi strategici per il nostro Paese, senza trascurare il mondo dei professionisti, oggi taluni hanno un reddito annuo irrisorio.

Saranno interessate le aziende pubbliche e private con indicazioni verso il risveglio di questo mondo “capace”, “volenteroso”, “strategico” per il Paese, ma fortemente trascurato. Bisogna evitare che si entri nel vortice del cosiddetto luogo sociale del rischio. Si deve puntare a colmare il più possibile la disuguaglianza. Ad esempio quanto può incidere l’innovazione, la grande rivoluzione 4.0 nei confronti del mondo ignorato del “ceto medio”.

Tra gli altri, sui temi di rilevanza legati alla problematica, la Banca d’Italia ha pubblicato uno studio sui crediti deteriorati e offerta di credito delle banche, dove è stata esaminata la possibile influenza dei crediti deteriorati (Non Performing Loans-NPL) sull’offerta di finanziamenti bancari alle imprese italiane tra il 2008 ed il 2015, per mezzo di analisi sulla base dei dati e sui prestiti alle singole imprese. Il risultato dell’analisi ha palesato una correlazione negativa tra NPL e la crescita del credito che è principalmente riconducibile a variazioni nelle condizioni economiche-finanziarie delle imprese e nella contrazione nella loro domanda di credito. Allo stesso tempo, incrementi esogeni degli NPL con i relativi aumenti negli accantonamenti, possono determinare una correzione negativa nell'offerta di prestiti.

Questo ancora una volta va a sottolineare la necessità di argomenti sulla quale si vorrebbe porre il focus adeguato sul sito www.ilcetomediorealtaitaliana.it in via di allestimento.


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