CINEMA

Dal teatro al cinema: Angelo Gullotti e il futuro del cinema italiano

14/05/2010
di Andrea Chiappetta

Ho incontrato per la prima volta Angelo Gullotti recentemente, nel corso di una riunione tra amici. Per caso, alcuni giorni prima, avevo rivisto in TV la fiction “Luisa Sanfelice”, girata dai fratelli Taviani per la RAI..

Avendolo riconosciuto come il “tenente francese” del film tv, gli ho chiesto di poterlo intervistare per Sentieri Digitali, perché volevo che la nostra conversazione sul rapporto tra cinema e televisione, sul “mestiere” dell’attore e sul futuro nel settore per i giovani fosse condivisa dai nostri lettori.

D.: Angelo, io adoro il cinema dei fratelli Taviani: com’è stato lavorare con loro?

R.: Luisa Sanfelice è stato il mio primo lungometraggio, dopo numerose esperienze teatrali e alcuni cortometraggi. Debuttare con simili maestri è stata una grandissima emozione. Quando si ha una buona sceneggiatura, come in quel caso, condividere la suggestione di una scena insieme al regista è qualcosa che ti rimane nel cuore per sempre.

D.: Per chi recita, cosa c’è di diverso tra il teatro e il cinema e nel primo caso è vero che il pubblico ha il potere di influire sull’attore?

R.: A teatro “senti” il pubblico, ed il flusso emotivo tra te e gli spettatori: a te spetta suscitare in loro sensazioni che li coinvolgano, risvegliando sentimenti e passioni. Naturalmente lo si fa seguendo il copione e se il pubblico dovesse influire sull’attore lo fa in minima parte: quando sente che il pubblico è preso ,che si diverte o si commuove, l’attore deve stare attento a non lasciarsi condizionare, può solo essere felice che lo spettacolo e la sua interpretazione funzioni, altrimenti rischia di danneggiare o snaturare tutto il lavoro.

E’ vero che a teatro sento l’attenzione del pubblico ma la sento in minima parte, mi spiego meglio: divento in gran parte personaggio e in piccolissima parte, anche se piccola altrettanto importante come la prima, divento anche io spettatore e soprattutto divento testimone, controllo ciò che succede durante l’interpretazione sia dentro che fuori di me.

E’ il momento in cui anche se rido, piango ,corro o semplicemente ascolto silenzioso ciò che accade in scena, relazionandomi con un altro attore, con l’atmosfera, lo spazio scenico ecc., dentro di me ho un grande senso di pienezza, di appagamento che solo chi recita realmente può comprendere. Sei consapevole che ci sei, che sei nel flusso, che hai lavorato bene con te e con gli altri, che sei in relazione con tutto ciò che in quel momento sta avvenendo, “una magica illusione”.

Una cosa simile avviene anche sul set cinematografico, solo con tempi e modalità diverse.

D.: E qual è la differenza tra il cinema e la televisione?

R.: La fiction, la grande fiction di Liliana Cavani, dei fratelli Taviani, di Vittorio De Sisti che ricordo con affetto, non ha nulla in meno rispetto al cinema. Il problema vero è nei tempi di produzione: più brevi per la tv, che ha budget più limitati e controllati. Sforare con i costi è impossibile, e quindi non sempre ci si prende il tempo necessario.

Solo pochi registi riescono a imporsi ai diktat delle produzioni. Chi investe nella fiction non si rende conto abbastanza che gli attori hanno bisogno di tempo per studiare su se stessi per “entrare nella parte”, per diventare il personaggio che devono rappresentare.

L’evoluzione di Luca Zingaretti nella serie Il Commissario Montalbano ne è un ottimo esempio: l’attore è un grande professionista, che nelle puntate più recenti mostra una intensità e una caratterizzazione del personaggio che nei primi episodi non ha avuto il tempo di maturare, nonostante la sua esperienza e preparazione.

D.: A noi giovani, cosa consigli per avere un futuro nel cinema?

R.: Studiare, ovviamente, e anche molto. Non seguire le scorciatoie secondo cui puoi recitare dopo aver partecipato ad un reality, perché l’attore, come ogni mestiere, richiede attitudine e molto impegno, per capire e migliorare ogni giorno. Il pubblico è abituato ai grandi professionisti e vuole qualità: questo è il motivo per cui il cinema americano ha così tanto successo, mentre le produzioni nazionali a basso costo faticano ad essere distribuite.

Tuttavia, talvolta in Italia la passione sostituisce gli immensi budget Usa e consente di produrre piccoli gioielli che contribuiscono a costituire la storia del nostro cinema e la memoria della nostra cultura locale. Ma sono risultati che nascono da motivazione, studio e passione, che maturano nei teatri (esperienza che consiglio a tutti i giovani per iniziare il loro cammino di attori), non negli studi di qualche show televisivo.

D.: Come vedi il futuro?

R.: Per il futuro del cinema, consentimi un appello al Governo: investite nel cinema, nei nuovi autori (ce ne sono di bravissimi), nei teatri e nelle scuole: il Made in Italy non è solo Armani o il Sassicaia, abbiamo eccellenze anche nel cinema e nelle fiction tv. Anche esse possono contribuire a rendere sempre più grande il nostro Paese.

E’ stato un incontro piacevole, perché Angelo è riservato, ma si appassiona quando discute del suo lavoro e allora la riservatezza cede il posto all’energia di un intenso flusso di pensieri ed emozioni che esprime con la vivacità di una persona sensibile che ama profondamente il suo lavoro.


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