ECONOMIA

L'economia italiana durante il Covid-19

22/06/2020
di Francesco Chiappetta

Cdp ha posto dei quesiti: quali sono gli impatti del Covid-19 sui settori strategici dell’economia italiana e come affrontare le sfide del futuro. Sono stati investigati solo alcuni settori per esempio “cultura e Covid-19”. Il comparto della cultura è eterogeneo e trasversale di difficile perimetrazione e del quale è complesso determinare il valore economico. A livello europeo il comparto delle industrie culturali e creative contribuisce al PIL per oltre il 5%. In Italia questo stesso valore sale a più del 6%. Il patrimonio è presente con 55 siti Unesco e risulta poco sfruttato. L’industria cinematografica è una eccellenza nel mondo e con effetti moltiplicativi tra i più alti: ogni euro di domanda aggiuntiva di servizi audiovisivi genera due euro nel resto dell’economia. La rivoluzione digitale sta trasformando l’industria cinematografica. Ma oltre il 90% dei musei mondiali ha osservato un periodo di inattività ed ha perso nei primi 6 mesi circa 10 miliardi di dollari mentre in Italia ha perso circa 80 milioni di euro; il cinema 120 milioni di euro; gli spettacoli musicali 350 milioni di euro.
 
Automotive e Covid-19: ogni veicolo immesso nel mercato contiene mediamente circa 20mila posti, prodotti da diversi fornitori. L’Europa assorbe il 67% delle esportazioni italiane del comparto automotive. L’Italia è il paese che contribuisce maggiormente alla filiera automotive tedesca. Nel biennio 2018/2019 il comparto ha attraversato una congiuntura negativa con una contrazione superiore al 9%. Le stime più recenti evidenziano, per il 2020, un crollo della produzione superiore al 20% e un orizzonte temporale di circa 3 anni per recuperare i livelli pre-crisi. Per contrastare gli effetti del lockdown, alcuni stati hanno consentito la vendita online di autovetture, con la previsione di una diffusione dell’e-commerce tra i concessionari prossima al 90% entro il 2020. Tra i Paesi europei, l’Italia è quello che subisce gli effetti più negativi. Il lockdown totale a partire dall’11 marzo 2020 ha determinato un crollo delle vendite su base mensile superiore all’85% equivalente ad oltre 165mila unità che in aprile ha raggiunto quasi il 98%pari a circa 171mila unità. In due mesi il mercato ha perso il 18% delle auto complessivamente vendute nel 2019. Si spera nei motori elettrici: vi è l’orizzonte tecnologico con cui tutte le principali case automobilistiche si dovranno confrontare nel nostro Paese. La filiera della mobilità elettrica vale circa 5 miliardi di euro in termini di fatturato. L’UE appare in ritardo sul fronte delle batterie e dei sistemi di accumulo.
 
Trasporto aereo e Covid-19. Rappresenta il 2,4% del PIL mondiale, circa 1800 miliardi di dollari con oltre 10 milioni di occupati diretti. In Italia rappresenta l’1,8% della produzione e dell’occupazione nazionale.
 
Moda e Covid-19. La filiera della moda è estesa e articolata. In Italia con un fatturato di oltre 80 miliardi di euro rappresenta l’8,2% dell’industria manifatturiera. L’industria del lusso potrebbe subire nel mondo una flessione superiore al 30%. Bisogna rinnovare i modelli di Business.
 
Retail e Covid-19. Il commercio al dettaglio avviene per mezzo di due canali: la grande distribuzione organizzata (GDO) e la vendita nei singoli esercizi commerciali. Il mondo delle vendite è dominato al dettaglio dai grandi gruppi americani. I primi tre retailers in termini di ricavi sono americani. Un terzo delle aziende top 250 sono europee. In Italia il giro d’affari legato al commercio al dettaglio è pari a 542 miliardi di euro. Nel primo trimestre si è registrata una contrazione/riduzione del commercio al dettaglio su base annua prossima al 20%. Il fatturato delle vendite al dettaglio nel mondo si stima intorno ai 25mila miliardi di dollari. Stati Uniti, Cina ed Europa rappresentano oltre il 50% del giro d’affari globale. Sono dei dati che pur forniti da Cdp sembrano contenuti secondo le indicazioni che emergono quotidianamente. La pessima previsione è per il prossimo autunno. Non bisogna pensare a cose imprevedibili, come quando gli esperti sostengono una “seconda ondata” del Covid-19, ma pensare a come recuperare le perdite descritte sopra che sono soltanto una piccola parte. I primi risultati potremmo verificarli dopo il 17 agosto p.v. sulla tenuta occupazionale. Si ha necessità di proposte, piani ed operatività vera. Non puntare solo sulle banche che sono preoccupate a fare prestiti di 25/30mila euro anche se sono garantite dalla SACE. Le banche hanno un termometro diverso da quello della classe politica, per questo sono preoccupati anche per cifre piccole da dare alle PMI.
 
Forse è arrivato il tempo di abbandonare l’idea che il Covid-19 non lo conosce nessuno. Ormai abbiamo appreso alcuni aspetti. La terapia del lavarsi le mani non è da confondere con Ponzio Pilato.

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