ECONOMIA

FLAT TAX

14/06/2019
di SI-IES srl

La Flat tax non è un brand eccezionale ma è più semplice, per esempio, che parlare di regime ordinario sui redditi prodotti all’estero o il regime sostitutivo di impostazione sui redditi proposti all’estero. L’Italia, congiuntamente agli altri paesi che compongono l’Europa, ha affrontato con particolare turbolenza settori a partire da quello finanziario a quello economico. 
 
Guardando indietro, con particolarità notiamo che si è verificata una contrazione grave dell’attività economica che si è sommata ad una perdurante caduta del prodotto interno lordo e legata anche all’onda lunga della crisi dei mutui sub-prime statunitensi. Successivamente si è verificata una crisi di liquidità di molte banche europee e di conseguenza si è venuta a creare una situazione di un forte stress sui tassi di interesse innescata dalla crisi del debito sovrano ellenico.
 
La crisi economica iniziata nell’agosto del 2007 ha costretto gli stati europei a sostenere l’attività economica con ingenti interventi pubblici di stimolo all’economia, i quali hanno comportato di conseguenza un importante aumento del rapporto deficit-PIL in numerosi paesi europei. Detto aumento dello stock di debito non creò particolari problemi fin quando non venne scoperto che la Grecia (almeno così si dice), con l’obiettivo di entrare nell’area euro, aveva sistematicamente manipolato il proprio bilancio. A quel punto crollò la fiducia degli investitori nei confronti delle autorità di vigilanza autoritarie, si misero in atto salvataggi pubblici delle banche ed elevati livelli di indebitamento di alcuni paesi europei. Tutto ciò portò ad una corsa al rialzo dei tassi di interesse per il rifinanziamento del debito pubblico. Ad esempio, in Italia i buoni dei tesori poliennali a 10 anni arrivarono ad avere un differenziale di rendimento rispetto ai corrispondenti titoli tedeschi- BUND a 10 anni- pari al 5%.
 
Al fine di contenere la crisi del debito, l’UE rispolverò il cd. patto di stabilità e crescita del 1997. Detto patto, che fino allo scoppio della crisi era solo parzialmente applicato, prevede che i paesi aderenti all’unione monetaria non possano avere un rapporto deficit-PIL superiore al 3% e che il rapporto debito/PIL non possa essere superiore al 60%.
 
I Paesi europei inadempienti rispetto agli obblighi del patto di stabilità e crescita sono dovuti pertanto intervenire sulle entrate e sulle uscite dei loro bilanci con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel breve periodo e nello stesso tempo diminuire lo stock di debito nel medio-lungo periodo.
 
In Italia, a seguito di legittime valutazioni politiche si scelse di intervenire sulla riduzione delle poste contabili in uscita. I principali interventi riguardavano le retribuzioni dei dipendenti della PA con il blocco dell’indicizzazione degli stipendi e il blocco del turnover, i trattamenti previdenziali, vennero previste politiche di revisione della spesa pubblica e la cd. spending review. Successivamente le autorità di politiche economiche si resero conto che le sole politiche di contenimento della spesa non sarebbero state sufficienti al risanamento delle finanze pubbliche.
 
Altri paesi quale GB, Irlanda, Olanda e Portogallo hanno cercato di incrementare il loro gettito fiscale e di stimolare al contempo la crescita attirando nei loro paesi sia persone fisiche che persone giuridiche, attraverso la creazione di regimi fiscali loro dedicati particolarmente favorevoli. Anche il governo ed il parlamento italiano hanno, con la legge di stabilità del 2017, deciso di introdurre nel nostro Paese un regime fiscale di favore nei confronti dei cd. individui ad alta capacità patrimoniale attualmente residenti all’estero. Lo strumento tecnico adottato è rappresentato dall’introduzione nel nostro ordinamento di un’imposta sostitutiva per i redditi prodotti all’estero da parte di coloro che hanno intenzione di trasferire la loro residenza fiscale nella Repubblica Italiana (vedi art. 24 bis del TUIR).
 
L’introduzione di questa imposta sostitutiva risponde ad una duplice logica: la prima, quella più evidente, è quella di incrementare il gettito erariale; la seconda quella di attirare capitali in Italia al fine di stimolare l’attività economica ed aiutare la ripresa. Da tutto ciò si evince che quando si parla di tematiche che investono il digitale, è sempre particolarmente complicato individuare e determinare quanto sopra esposto che è oggetto tutt’ora di investigazione, attenzione e nuove proposte di legge.

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