SALUTE

Il 118 di Bergamo

18/03/2020
di Francesco Chiappetta

Il coronavirus ha consentito di capire meglio il ruolo e i compiti del 118, un servizio nato ormai da diversi anni. Il compito, a partire dalla ideazione e la relativa realizzazione, è partita dopo molti incontri tra il Direttore generale del Ministero della Salute Dr. Francesco Polizzi ed il sottoscritto con Telecom Italia. È stato un momento molto interessante in quanto le implicazioni erano innumerevoli a partire dalla necessità di adeguare i vari aspetti che collegano l’emergenza e quindi la partecipazione tecnica della “rete” Telecom e i tecnici del Ministero.
 
Non abbiamo trascurato di esaminare la presenza similare di questo servizio in ambito europeo e non. Ricordo con piacere la realizzazione del numero di emergenza in corsia che in seguito si è presentato al mezzo mobile: dunque come attrezzarlo, come doveva essere la presenza del personale sanitario e la relativa organizzazione degli ospedali. Si è pensato di realizzare una struttura semplice ed anche la realizzazione di un dipartimento d’emergenza. Importante anche la necessaria formazione sul campo e non per gestire al meglio situazioni complesse di emergenza.
Con Franco Polizzi ed il sottoscritto, Franco Chiappetta, abbiamo fatto molte conferenze ed incontri compreso il Club Rotary. In questi giorni ci siamo sentiti ricordando con piacere la realizzazione del 118 e del fatto che si parlava anche di un numero unico europeo 112 ma, nel nostro Paese, indicava già il numero dei carabinieri.
 
In questi giorni in TV spesso vediamo operatori sanitari a lavoro o medici e infermieri che portano la loro testimonianza dalle corsie ospedaliere. È stato anche fatto vedere il centro 118 di Bergamo dove all’ingresso c’è scritto “Andrà tutto bene”. Le operatrici hanno dichiarato i ritmi estenuanti di lavoro e alcuni si sono anche ammalati. I turni sono massacranti e il particolare stress a cui sono sottoposti, considerando che cercano anche di contenere nei limiti del possibile l’affollamento negli ospedali e che l’apprensione da parte anche dei familiari sia molto alta, non si può far altro che dire Grazie!

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