GIOVANI

Intervista a Benedetta Cosmi, autrice di "Non siamo figli controfigure"

23/04/2010
di Andrea Chiappetta

Non siamo figli contro-figure (Sovera Edizioni) è un saggio dedicato ai problemi di una generazione alle prese con una società in crisi, scritto da una giovane (classe 1983) laureata in scienze della Comunicazione, Benedetta Cosmi.

Uno scritto che mette a confronto la beat generation dei padri (ben tutelati sul lavoro e sulla previdenza), i rivoluzionari della “fantasia al potere” con la bit generation dei figli, destinati ad un ruolo di eterni bamboccioni che non vogliono (possono) crescere, causa le infinite incertezze del mondo del lavoro.

In occasione di una delle numerose presentazioni del libro, ho incontrato Benedetta e le ho rivolto alcune domande, per conoscere meglio il ruolo dei giovani nella società di oggi.

Andrea: Come è nata l'idea di scrivere il tuo libro?

Benedetta: A 40 anni dalla Beat Generation, la generazione che è entrata nella storia come la prima che ha potuto essere protagonista da giovane, strappando lo scettro del potere agli adulti, il rischio di restare figli "controfigure" è alto. Ho voluto assumermi la responsabilità di scrivere nero su bianco che c'è un'altra Italia, non fosse altro perchè esiste una parte di popolazione che ancora deve dire la sua. Nel libro affronto idee economiche e sociali compatibili con gli equilibri degli “over cinquanta”, ma che svelano pregiatissime risorse da rintracciare tra i mie coetanei.

A.: Che tipo di risposta hai ricevuto dalle università?

B.: Una professoressa ospite ad una presentazione al Campidoglio pochi giorni fa ha affermato che questo libro è uno sgambetto alle istituzioni; nel senso della relazione che abbiamo sempre cercato, e quindi sempre trovato. Infatti ha citato una frase che è architrave del mio libro: "Una cultura che induca in tentazione, che se non sa tendere la mano, almeno provasse con lo sgambetto". Siamo stati ospiti della Facoltà di Sociologia alla Bicocca, degli studenti della Cattolica a Milano con professori della Bocconi per esempio Galasso, e il nostro confronto continua. Vogliamo essere alleati forti di quella parte di università che ancora sogna e (in)segna!

A.: Che tipo di attenzione le istituzioni danno ad iniziative come la tua?

B.: Nel libro, nel modo con cui ho concepito gli studi, il senso delle mie pagine è lì dove riusciamo a creare rete, a fare comunicare ambiti di società, ambienti istituzionali, loghi e luoghi. Del resto ho alle spalle provenienze sia geografiche che lavorative trasversali, ma questa è la ricchezza che manca spesso ai progetti, dove tutti sono persi nel proprio settore.

Nel mio piccolo, sto mettendo a confronto tutti coloro con cui mi sono imbattuta nella mia vita: università, enti come il Cnel, il sindacato, la stampa, il mondo dell'advertising: immaginate quanto tutti siano un po’ distanti ed indifferenti tra loro. Ma se ci fosse la famosa “mano invisibile”, una sinergia tra tutti darebbe risultati straordinari.


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